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Un appuntamento di troppo

Un appuntamento di troppo

Grazie a Furio Ravera, Milano

Furio Ravera è psichiatra. Le sue pazienti sono soprattutto donne e dopo tanti anni, mi dice al telefono, è arrivato alla conclusione che le donne vittime di violenza “dovrebbero godere degli stessi programmi di protezione dei collaboratori di giustizia, perché sono collaboratrici di giustizia, circondate dalla stessa omertá e dall’imposizione di omertà di chi è vittima di organizzazioni criminali”. Nella sua lettera parla degli episodi di violenza, fino all’uccisione della donna, che nascono dalla “richiesta di chiarimenti” dopo una separazione: un appuntamento di troppo. Scrive, mi dice, “come padre e come psichiatra”.

“Cosa non reggono i maschi? L’abbandono, la rivalità con altri maschi? C’è in gioco il possesso? Credo che siano determinanti due fattori. Il tratto narcisistico di personalità che sempre più caratterizza i giovani maschi e l’incapacità di costituire entro di sé la capacità autonoma di contenere le emozioni senza delegare ad una figura esterna”.

“Sono personalità incompiute che in forza del loro narcisismo vivono come una offesa mortale il rifiuto di soddisfare le loro esigenze.  Dai propri sentimenti d’amore traggono la convinzione che sia legittimo responsabilizzare la persona che li ha suscitati. Non sanno, nessuno glielo ha insegnato, che essere innamorati di una persona non ti dà alcun diritto su di lei, così come il desiderio sessuale non dà diritto a nessuna pretesa di contatto fisico. Il vincolo che su questa logica si crea contiene sempre il seme della violenza“.

“Occorre che le donne sappiano che certe quote di violenza sono annunciate da segni troppo spesso trascurati: l’insistenza, la tendenza al controllo dell’abbigliamento e del trucco, la tendenza a far prevalere i propri desideri su quelli della compagna, qualche scoppio sproporzionato di rabbia, l’idealizzazione grandiosa dei propri sentimenti,  l’insulto facile. Questi comportamenti devono mettere in guardia”.

“Un buon test, quando venisse rivolta una richiesta di chiarimenti (molti femminicidi avvengono in queste circostanze) è rinviare l’appuntamento. Se si chiede di spostare l’incontro e si ricevono in risposta insistenze e pianti: FERMI TUTTI. Quando si chiude una relazione è necessario ritirarsi. Un momento in cui si saggia la qualità di una persona e di una relazione è proprio quando ci si lascia. Molte ragazze vivono relazioni nelle quali sono vittime di comportamenti violenti da parte del partner, il quale poi pensa di riparare dichiarando il suo amore, giustificando tutto come un momento in cui ‘ha perso la testa’ e chiedendo di essere perdonato”.

“L’impiego della richiesta di perdono, in questi casi, mette in moto un meccanismo perverso, vale a dire l’idea che nulla sia accaduto con la conseguenza di non considerare troppo grave l’eventuale ripetizione del gesto violento. Una sorta di tacito accordo che fatti del genere possono accadere. No! Non può accadere né una volta né mai”.

“Non occorre discutere tanto. Dietro alla richiesta di incontri ‘per spiegazioni’ c’è il rifiuto ostinato della decisione che la partner, spesso dolorosamente, ha preso. Valuti ogni ragazza se da queste richieste, per sentimento di colpa, per pietà, perché ricattata, si sente costretta a fare ciò che non desidera fare. Già questo è un modo di esporsi alla violenza. Tutt’al più si ricorra ad una lettera seria e ben meditata”.

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