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TRUMP | Mike Pence: il suprematismo cristiano alla Casa Bianca

TRUMP | Mike Pence: il suprematismo cristiano alla Casa Bianca

Un allarmato articolo di Jeremy Scahill su The Intercept , la piattaforma online diventata famosa per la pubblicazione dei documenti CIA trafugati da Edward Snowden, mette in luce come molti in America (e non solo) si siano messi le mani nei capelli quando sono cominciati a girare i primi nomi papabili per lo staff del nuovo presidente Trump.

Dal (molto) controverso Steve Bannon, megafono del suprematismo bianco inneggiato dai neonazisti antisemiti a stelle e strisce oltre che, apertamente, dal Ku Klux Klan, al “duro” per eccellenza della politica interna americana, Rudy Giuliani, alla sexy cacciatrice Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska, famosa per aver sparato alle alci da un elicottero e poco altro, fino all’ex ambasciatore USA alle Nazioni Unite dell’epoca Bush, quel John Bolton fermo sostenitore della necessità di bombardare a tappeto l’Iran (per questo l’entusiasmo per la vittoria di “The Donald” degli oltranzisti israeliani?).

Ma, ci avverte Scahill, il personaggio meno appariscente, e forse più pericoloso, è proprio il vice-presidente in carica, Mike Pence, il maggior ideologo dei Tea Party, repubblicano di ferro espresso dal Partito proprio come garanzia contro le eventuali, possibili mattane di Trump, uomo imprevedibile e incontrollabile per definizione.

Con Pence, scrive il columnist newyorkese, il Great Old Party aveva piazzato un credibile “contrappeso” nello staff presidenziale, ma che «tuttavia, ci sono tutte le ragioni per considerarlo, se possibile, come ancora più terrificante del presidente eletto».

Non fosse altro perché, con lui al fianco, la nuova presidenza è considerata dalla destra fondamentalista cristiana un potente strumento per introdurre valori biblici nel governo americano. In questo senso Trump potrebbe essere considerato il “candidato di Dio” in cui riporre tutte le loro speranze, un vero e proprio “cavallo di Troia” per far passare la loro visione radicale e fondamentalista, da zeloti cristiani, nella politica e nell’economia americana.

Il loro primo nemico è la laicità e l’idea stessa che possano esistere ed essere approvati temi “civili” come il diritto all’aborto o il matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Mike Pence, di origini cattoliche irlandesi democratiche, poi convertito alla religione evangelica e alla politica conservatrice, non rappresenterebbe così solo un contrappeso rassicurante e razionale alle intemperanze di un Donald impulsivamente pericoloso, ma la vera anima nera di questo governo, quello che dall’ombra, come un Richelieu del jihad cristiano, tirerebbe le fila di un presidente burattino.

Non sappiamo ancora se questa sia la realtà, ma se Trump dopo aver sparato bordate altisonanti in campagna elettorale contro immigrati illegali, messicani, musulmani, Obamacare e quant’altro sta già facendo marcia indietro su molti temi, da Mike Pence, ci avverte la sua stessa biografia, non c’è da aspettarsi alcuna titubanza: l’aborto sarà criminalizzato e gli omosessuali saranno caldamente invitati a sottoporsi a cure mediche per modificare il loro comportamento sessuale (e forse in questo caso il governo potrà mettere a disposizione i fondi necessari per pagare le “cure”).

Quando era governatore dell’Indiana Pence aveva già firmato una legge che imponeva di sotterrare o cremare i feti abortiti, legge poi sospesa da un giudice federale per incostituzionalità, e chiesto che l’embrione fosse considerato una “persona”, secondo la logica che non riesce proprio a vedere come il momento della nascita segni il passaggio fondamentale tra un feto (vitale, ma non ancora vivo) e un bambino, vivo oltre che vitale.

Allo stesso tempo si era impegnato per ridurre i fondi statali ai trattamenti sanitari contro l’HIV e per contrastare le leggi contro l’omofobia.

Per finire con il classico evergreen di ogni fondamentalista cristiano: “l’unico vero sesso sicuro è… niente sesso”. L’astinenza come rimedio primo e unico contro gravidanze indesiderate, prevenzione sanitaria (i preservativi secondo lui servono a poco), perversioni illecite, immoralità diffusa e quant’altro la morale cristiana propina al mondo da due millenni, tanto per rendere infelice la permanenza in questa “valle di lacrime” (e come possa uno come Trump, abituato a infilare le mani nelle mutandine di ogni donna raggiungibile, essere credibile come partner del rigore sessuofobico di questi talebani della morale evangelica è un vero mistero della fede).

Non meno invasiva potrebbe essere la politica federale in merito alla sicurezza interna, basata su una maggior libertà di intervento delle forze di polizia, anche senza mandato del giudice, di intercettazioni, di limitazioni agli spazi di libertà individuale. Con la trasformazione da (quanto resta di) transitorio a definitivamente permanente del Patriot Act (il decreto antiterrorismo firmato da George W. Bush e poi reiterato anche da Barack Obama).

Insomma, quanto di più lesivo nei confronti delle libertà civili – che colpiscono chiunque non abbia idee conformiste, non solo i veri terroristi – accompagnato dalla solita retorica apocalittica già usata all’epoca dei “grandi” presidenti repubblicani: “dall’impero del Male” con cui Reagan definì l’Unione Sovietica, alla Crociata di Bush junior, il “cristiano rinato” (come Pence) che ha ridotto l’Iraq in un cumulo di macerie sotto le quali sono finite inutilmente decine di migliaia di persone innocenti.

Mike Pence è il massimo rappresentante in circolazione di quell’ambiente dell’estremismo religioso che oggi si sta ponendo domande che sarebbe un eufemismo definire allarmanti.

È lì che ci si chiede se possono essere definiti democratici i governi che hanno perso la legge morale divina e se non si sia arrivati al punto di dover decidere tra “Cesare e Dio”, tra governo umano e governo celeste. 

Se si mette in dubbio la legittimità delle istituzioni democratiche in nome di un Altissimo di cui qualcuno si è autonominato unico e vero microfono su questa terra, si capisce bene che rischi corriamo e a cosa potremmo andare incontro: all’out-out più drammatico che potrebbe traghettare la maggior potenza mondiale dall’idea e dalla prassi di ogni democrazia di origine illuministica (con tutte le contraddizioni e i limiti che questo comporta) ad una vera e propria teocrazia dichiarata e istituzionalizzata.

In cui quel qualcuno, autodefinitosi portavoce di un Ente supremo silenzioso e invisibile, può intervenire in ogni paese, in ogni città, in ogni casa e perfino in ogni letto a imporre a chiunque, con le buone o con la forza delle armi di una superpotenza, che cosa è lecito e cosa non è lecito fare.

In contrapposizione politica, ma idealmente del tutto speculare, a quell’Islàm intransigente ed estremista di cui conosciamo bene la sanguinaria baldanza “purificatrice”.

La laicità, che in America chiamano più prudentemente “secolarism”, potrebbe correre il pericolo più grave dai tempi in cui i Padri Pellegrini, Bibbia alla mano, sbarcarono sulle coste atlantiche del paese dichiarandolo Terra Promessa data da Dio a loro stessi e governata secondo i dettami del libro sacro.

A nostra consolazione sappiamo dagli studi statistici del Pew Reasearch Center, che anche negli USA, come nel resto del mondo occidentale, l’ateismo è in crescita. E salverà, forse, oltre che la nostra libertà di decidere che cosa vogliamo fare di noi e del nostro corpo, anche l’idea stessa di democrazia.

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