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Ticinonline - A caccia di minorenni esotiche per avventure sessuali

Ticinonline – A caccia di minorenni esotiche per avventure sessuali

LUGANO – Un “mostro” che si muoveva nell’ombra. E che, ieri a Lugano, è stato punito con una pena detentiva di 5 anni e mezzo di carcere. Fa discutere il caso del 46enne ex impiegato di banca, condannato per ripetuti rapporti sessuali con ragazze minorenni nelle Filippine. Una “prima” ticinese, di interesse nazionale. Anche se, secondo gli esperti, non si tratterebbe di un caso isolato. «Ogni anno nel mondo – dice Flavia Frei, della Fondazione Protezione dell’Infanzia in Svizzera – oltre 1,8 milioni di bambini e adolescenti sono vittime di sfruttamento sessuale commerciale. E il fenomeno è in crescita». 

Stop al tabù – Dal 2010, il turismo sessuale non è più un tema tabù in Svizzera. Grazie alla campagna “Non chiudiamo gli occhi” è possibile segnalare qualsiasi sospetto alla Polizia federale. «Finora – riprende Frei – sono state fatte diverse decine di segnalazioni. Ognuna di queste è stata presa seriamente in considerazione dalle autorità federali. I dati dei sospetti sono immessi nella banca dati dell’Europol e dell’Interpol». 

Nella rete dell’inchiesta – Aspetto non trascurabile, se si pensa che il 46enne ticinese alla sbarra era stato incastrato da una segnalazione proveniente dagli Stati Uniti. L’uomo, da anni, prenotava le sue ferie trasgressive tramite siti “specializzati”. E questo l’aveva fatto finire nella rete di una maxi inchiesta. «A livello internazionale si sta facendo tanta prevenzione – ribadisce Frei –. E non bisogna pensare che se un reato viene commesso all’estero, allora è meno grave. Dal 2006 la Svizzera ha la facoltà di perseguire anche i crimini commessi al di fuori dei confini nazionali». 

Alla ricerca dell’anonimato – Un’infanzia e un’adolescenza difficili. Un abuso subito all’età di 7 anni. E il bullismo alle scuole medie. È l’identikit dell’ex impiegato di banca ticinese condannato. «Un adulto che cerca sesso con minori – sottolinea Walter Beolchi, sessuologo – nasconde spesso qualche ombra vissuta sulla sua pelle nelle fasi più delicate della vita. Si va dall’altra parte del mondo per cercare l’anonimato, magari perché si ha una posizione sociale importante. E poi perché si è convinti, a torto, che in Europa queste cose non esistano».

L’ombra del racket – Beolchi fa notare come in determinate realtà le prestazioni sessuali abbiano prezzi irrisori. «Dietro la prostituzione delle ragazzine spesso c’è un racket. Significa che nella maggior parte dei casi queste giovani non sono assolutamente consenzienti». 

Tracce su internet – Difficile stabilire con esattezza quanti siano i cacciatori del sesso giovane in Svizzera. «Anche se – sostiene Frei – questa gente spesso fa ricerche su internet, lasciando tracce della navigazione. Ed è proprio questo a farci capire che il problema è in ascesa. Aumenta, inoltre, la mobilità delle persone. Anche di viaggiatori maschi singoli. I Paesi asiatici, dove la prostituzione minorile è parecchio presente, sono molto gettonati. Si tratta di indizi preoccupanti». 

Passi falsi – Finora in Svizzera i processi per turismo sessuale con minori sono stati pochi. Numericamente si contano sulle dita di una mano. «Le segnalazioni e i sospetti a volte non bastano – conclude Frei –. Ci vogliono anche le prove per incastrare una persona. Però dal momento che il suo nome viene iscritto in una banca dati, il rischio che un suo passo falso possa essere individuato, magari nell’ambito di un’inchiesta più generale in corso, è nettamente maggiore». 

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