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The Sun, "il nostro rock si alimenta di Luce, quella vera"

ROMASui giornali si legge che siete “la luce del rock”. Cioè?
«Anche se questa definizione ci onora, i giornali talvolta esagerano. Più che la luce del rock, il nostro è un rock che fa luce perché si alimenta di Luce, quella vera».

Francesco Lorenzi, voce dei “The Sun”, racconta la strada che ha portato la band alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, unico gruppo italiano invitato. Nel 2004 la critica li elesse migliore punk rock band dell’anno, poi un percorso con tante curve fino a Cracovia.

The Sun, il nostro rock si alimenta di Luce, quella vera

Perché siete stati invitati?
«Bisognerebbe chiederlo ai 15mila ragazzi che venerdì sera in piazza Szczepanski cantavano le nostre canzoni talmente forte da sovrastare l’impianto audio! Il nostro sound è internazionale, con testi significativi nei quali molti si ritrovano, ma ciò non è sufficiente: la Gmg è il più grande evento di aggregazione di giovani al mondo, è qualcosa di più e chiede qualcosa di più. Siamo musicisti professionisti, ma prima di tutto siamo degli amici che condividono un profondo cammino di fede. Questo è il centro: abbiamo dato la nostra disponibilità a Dio, perché lui più di tutti sa quanto abbiamo a cuore il bene dei giovani. Pare abbia apprezzato».

Le cronache dicono che il vostro percorso professionale è cambiato in seguito alla sua personale conversione. Cosa è successo esattamente?
«Eravamo giovanissimi, ma già al quarto album in inglese. Suonavamo più all’estero che in Italia. Supportavamo tournée di artisti come The Offspring, The Cure, Misfits, Nofx e altri. Avevamo un futuro roseo nel punk-rock internazionale, ma vivevamo anche gli eccessi di quell’ambiente e l’antagonismo preconcetto verso la spiritualità. Nel 2007, dopo una tournée di 100 concerti in 10 stati tra Europa e Giappone, cominciai a sentire un vuoto: avevo la vita che sognavo, ma mancava sempre qualcosa. Non ero felice e non potevo più mentire a me stesso. Cominciai a cercarne le ragioni. Fu una crisi totale, che mi richiese umiltà, apertura di cuore e molta forza di volontà. Grazie alla mia famiglia e ad una serie di testimoni credibili, arrivai all’incontro, quello con la I maiuscola, quello con Gesù Cristo. Quando permisi a Cristo di entrare nel mio cuore cominciò la vera rivoluzione, dapprima in me e nella musica che scrivevo, poi toccò gli amici, ai familiari e, oggi, dopo anni di percorso, siamo migliaia di “spiriti del sole”. Cristo è l’unico che ci restituisce la libertà, quella autentica, e il coraggio della verità che dà la forza di andare controcorrente, nella consapevolezza di essere figli di Dio».

Anni fa, oggi forse meno, c’era chi nella Chiesa giudicava il rock intrinsecamente satanico. Lei cosa pensa?
«Il rock può essere luce o tenebra, dipende da come si utilizza il microfono che si ha in mano».

Se la definiscono cantante “cattolico”, come reagisce?
«Sono un cristiano che canta e suona musica rock».

Chi è Francesco Lorenzi?
«Ci sto ancora lavorando. È un bel cammino».

Chi è Dio per lei?
«Ascoltando con attenzione, l’evidenza più grande che vedo è che io non mi faccio da me. Ciò che sono mi è stato donato. Ed è così per tutta la creazione. Dio è l’autore, il padre e la madre, e ci ha permesso di conoscerlo in carne ed ossa attraverso Gesù Cristo».

A proposito del sesso. Lei canta: «L’eccitazione fine a sé stessa, conquista ma non ti sazia». Cos’è il sesso per lei?
«Ho sperimentato il sesso in molte forme, ma solo l’amore autenticamente maturo e consapevole rende sublime l’incontro tra due individualità, fondendole in una cosa sola. A questo livello il sesso diviene profonda conoscenza di sé e dell’altro, contemplazione, atto creativo e unitivo al contempo».

L’album del 2012 s’intitola “Luce”. Come trovare la propria luce?
«Immaginiamo di essere un’auto dotata del miglior motore mai concepito, con le più inimmaginabili tecnologie e possibilità, un pezzo unico, ma senza la chiave. Innanzitutto dobbiamo renderci conto che abbiamo bisogno di quest’ultima e che quindi è necessario chiamare chi ci ha progettato, anche se è risaputo che il progettista non si fa trovare esattamente alla prima chiamata. Quando però stabiliamo una comunicazione con lui, lì allora comincia qualcosa che non potevamo immaginare: non ci fornisce una chiave sostitutiva, ma ci fa ritrovare la nostra, l’unica a poterci accendere».

Se tornasse indietro, quale pagina della sua vita riscriverebbe?
«Quella di quando soffrivo per il fatto che i media generalisti non sostenevano la nostra musica.
Ora lo considero tempo sprecato».

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