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Snapchat ART e World Lenses: tutti pazzi per la realtà aumentata ...

Snapchat ART e World Lenses: tutti pazzi per la realtà aumentata …

La realtà non basta più. Abbiamo fame di novità, costantemente. E vogliamo essere stupiti, divertiti e affascinati. Ecco perché le aziende, in particolare quelle digitali e i social network, stanno ricorrendo sempre più spesso ad un nuovo tipo di realtà: l’Augmented Reality. Filtri e lenti che aggiungono elementi dinamici ad una situazione reale statica e talvolta noiosa. Ecco allora arcobaleni, orsacchiotti e avatar che ci accompagnano ovunque e diventano tridimensionali. Come i Bimoji di Snapchat che, con il suo nuovo filtro World Lenses, si lancia nel mondo dell’arte tramite Snapchat ART. Il primo a promuovere l’iniziativa è Jeff Koons. Il risultato? La sua opera più famosa è stata subito vandalizzata in realtà aumentata. Non è che forse è la natura umana a doversi evolvere prima del mondo digitale?

Avatar sempre più reali: Snapchat li rende 3D con i filtri World Lenses in AR

Le Bitmoji che animano le chat su Snapchat sono amatissime. Si tratta di emoji espressive e personalizzate, integrate nel social network dal 2016, che consentono di modificare il proprio avatar rendendolo sempre più simili a noi. Evan Spiegel punta ora a trasformare i Bitmoji della sua app in personaggi tridimensionali.

Questo nuovo effetto è possibile grazie all’acquisizione della startup Looksery, esperta nel settore effetti speciali e filtri, e della società canadese Bitstrips che ha reso più intriganti le chat grazie alla creazione dei Bitmoji. Le funzioni appena integrate consentiranno una maggiore interazione con l’ambiente esterno: grazie all’uso della realtà aumentata, tramite la fotocamera dello smartphone, si potrà sovrapporre la propria Bitmoji su qualsiasi immagine inquadrata. Non solo quindi si possono aggiungere personaggi virtuali alle foto, ma questi possono comparire sulla scena negli snap, nelle chat e nei video.

In particolare, la nuova funzione di World Lenses nei video porta gli avatar 3D a poter compiere delle azioni: ad esempio il nostro cartoon può fare attività sportive, mangiare e bere. Sono quindi in grado di assumere diverse posizioni e svolgere compiti a seconda delle situazioni e delle esigenze. E collegando il proprio account all’app gli utenti possono scambiarsi i Friendmoji.

Il progetto per iOs è ormai quasi completato e arriverà a breve, mentre si deve attendere ancora un po’ per la versione Android. Sembra tra l’altro che gli Animoji di Apple, brand che sta puntando proprio sulla realtà aumentata per rilanciare i suoi prodotti, abbiano molti punti di contatto con questi avatar 3D. Ma Snapchat sembra avere alzato ancora l’asticella.

Snapchat ART: l’arte cambia forma e abbraccia la realtà aumentata

Snapchat si dà anche all’arte e lo fa con la piattaforma Snapchat ART, basata sulle tecnologie in AR della startup israeliana Cimagine. A fare da apripista è l’artista pop Jeff Koons, che ha deciso di collaborare con il social per mostrare al mondo dell’arte una nuova forma di promozione delle proprie creazioni.

Ma come funziona questa arte in realtà aumentata? Le opere possono essere ammirate in diverse parti del mondo e fotografate dagli utenti che si trovano nelle vicinanze. L’applicazione, infatti, invia una notifica quando è presente nei dintorni un prodotto Snapchat ART (ma è possibile anche recarsi volutamente nei luoghi segnalati su SnapMap) e una volta sul luogo l’opera appare sullo smartphone in AR.

Le sculture di palloncini di Jeff Koons si possono ad esempio ammirare a Chicago, New York, Londra, Las Vegas, Rio de Janeiro, Washington D.C., Toronto e Sidney. Un buon modo per permettere ad artisti emergenti, scultori e pittori di tutto il globo, di farsi conoscere nel mondo senza investire in paesi esteri, semplicemente compilando il modulo d’iscrizione riservato agli artisti che è presente in Snapchat ART.

Vandalizzato il Ballon Dog in AR: il futuro digitale dovrà fare i conti con la natura umana

Che l’arte non sia amata e compresa da tutti si sa, che ci sia addirittura chi trova gusto nel rovinarla si sa anche questo, ma che i vandali arrivino anche in realtà aumentata è un’assoluta novità. Però è successo, proprio a Jeff Koons. Il suo Balloon Dog, che detiene il record per 58,4 milioni di dollari come opera più cara al mondo realizzata da un artista vivente, è stata sfregiata in modo virtuale.

L’installazione, creata dall’artista statunitense per il lancio di Snapchat ART, è stata ricoperta di tag dall’artista cileno Sebastian Errazuriz, che ne rivendica il gesto. L’atto di vandalismo avrebbe anche una morale, come scrive l’autore su Instagram: la protezione dello spazio pubblico digitale. Secondo Errazuriz, infatti, le aziende dovrebbero avere un’autorizzazione per collocare qualsiasi oggetto in uno spazio digitale che di fatto è pubblico, perché Central Park appartiene alla città di New York ed è di tutti. Ci sarebbe da riflettere.

Il principio tuttavia, come spesso accade, è contraddittorio. Sembra che le leggi e le usanze del mondo reale si spostino nel virtuale con una facilità quasi preoccupante. Può anche essere giusto sollecitare subito il problema di regolamentare le “esperienze aumentate” prima che la pubblicità invada anche lo spazio in AR, ma va davvero fatto vandalizzando? Non è che forse la natura umana dovrebbe prima evolvere il proprio modo di sollevare le questioni da discutere e poi pensare a svilupparsi nel mondo digitale? Il rischio è quello di non avere altro che una copia in realtà aumentata di ciò che già non funziona nella realtà vera.

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