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Sex and the city 20 anni dopo: Cosa non funzionerebbe oggi?

Sex and the city 20 anni dopo: Cosa non funzionerebbe oggi?

Sono passati 20 anni dalla messa in onda della prima puntata di Sex and the City e ben 14 dall’ultima puntata del febbraio 2004. Tante cose sono cambiate, nel mondo, nel modo di percepire la donna, nelle battaglie sulle pari opportunità e l’eguaglianza di diritti ma soprattutto, dal punto di vista delle serie TV, tanto è cambiato nella scrittura e nella produzione delle serie TV.

Gli show di oggi sono molto più attenti a toccare ogni argomento caldo, guardandolo dalla giusta angolatura e dal più corretto punto di vista e nulla è lasciato al caso. Da una serie rivoluzionaria come SATC non si può pretendere di più di quanto abbia già fatto in termini di percezione delle donne dentro e fuori dal mondo dello spettacolo ma qualche errorino l’ha fatto. In particolare, abbiamo individuato sette situazioni, argomenti e storyline che non funzionerebbero più se lo show fosse datato 2018. 

1. Sex and The City So White 
HDHBO, FoxSamantha e Chivon

È l’anno 2000 quando Sex and the City, giunto alla terza stagione, decide di mandare in onda un episodio dove finalmente si introduce un personaggio afroamericano. Sarà stato per le velate critiche arrivate allora allo show che sottolineavano come l’entourage attorno alle 4 protagoniste forse estremamente bianco, che gli sceneggiatori, incluso Michael Patrick King (anche autore dei film della serie) decisero che ad uscire con un uomo di colore sarebbe stata proprio l’imprevedibile Samantha.

Chivon, produttore discografico e Samantha sembrano filare d’amore e d’accordo fino a quando la sorella di Chivon, famosa chef di un nuovo ristorante di NY, non si rende conto che i due fanno sul serio e ostacola pesantemente e quasi fisicamente la relazione con un violento litigio in un locale. Pur volendo premiare la buona volontà degli autori bisogna rilevare che già 18 anni fa questo episodio faceva acqua da tutte le parti poiché tentando di includere un’etnia, di fatto relegava gli afroamericani ad una serie di stereotipi incluso quello che li vedeva protettivi, selettivi e un po’ troppo gangster style.

Se già quindi non funzionava allora, dopo le polemiche sugli Oscar So White e tutti i sassolini nella scarpa che gli attori neri si sono tolti tra Oscar vinti, blockbuster miliardari come Black Panther e grandi film di impatto come Get out, un episodio del genere oggi sarebbe a dir poco inaccettabile.

2. L’inverosimile situazione economica di Carrie

Anche se la crisi economica in Italia come negli Stati Uniti è scoppiata nel 2008 e quindi non ha inciso sulla vita perfettamente glamour di Carrie e le sue compagne, le cui gesta sono datate fine anni 90′- inizio 2000, lo stile di vita della riccia protagonista e autrice della rubrica settimanale Sex and The City sul New York Star è totalmente inverosimile in qualsiasi momento storico la si collochi, sia all’epoca che tantomeno ai giorni nostri.

Secondo lo show infatti Carrie riuscirebbe a vivere in un appartamento nel Greenwich  Village di Manhattan, da giornalista e scrittrice con un solo articolo a settimana, mangiando sempre fuori, frequentando i locali più alla moda e spendendo 400 dollari per ogni paio di scarpe tra Manolo Blahnik, Jimmy Choo e Christian Louboutin senza contare la moltitudine di abiti firmati dalle migliori maison di moda. Ma se Carrie da HM o Zara non ci è mai neanche entrata a sbirciare, può la semplice scusa dell’affitto bloccato riuscire a rendere credibile questa forzatura di sceneggiatura?. Anche i fan più fedeli devono ammettere che questo è un errore che ha reso più difficile il riuscire a empatizzare del tutto con Carrie e che adesso sicuramente non funzionerebbe.

3. Le potenti lesbiche
HBO, FoxLe potenti lesbiche

Episodio 18 stagione 2, un gruppo di lesbiche ricche e potenti si interessano alla galleria di Charlotte e vengono presentate dai racconti della voce narrante di Carrie, come una lobby mascolina in cui è difficile entrare. In più, ad alimentare lo stereotipo che vedrebbe le lesbiche come acide e selettive, un confronto diretto tra Charlotte ed una di loro che, scoperta l’eterosessualità della donna, le fa capire di non essere gradita all’interno della cerchia.

Tra lotte per la parità di genere e gay pride da difendere a spada tratta, una puntata così oggi non sarebbe accolta bene ed accettata all’interno di uno show che ha come obiettivo quello di ritrarre le donne in ogni loro sfumatura e libertà.

4. Quando gli uomini sono troppi?
HDHBO, FoxSamantha e uno stripper

Titolo italiano dell’episodio Are we sluts? – Siamo prostitute? – della terza stagione. Se lo chiede Carrie nella sua rubrica e l’argomento diventa oggetto dei discorsi delle quattro amiche tra un brunch e un aperitivo. Ora, è giusto che ogni donna, nel cammino verso la piena parità si scontri con delle convenzioni, condizionamenti che suo malgrado le sono stati impartiti nonostante una vita tra le più libere possibili, socialmente e sessualmente parlando, ma, affermazioni come quella di Charlotte in questa puntata: “nessuno vuol sposare una prostituta!” perpetuano un pregiudizio e un concetto di disuguaglianza estrema tra uomini e donne.

La solita vecchia storia di cui siamo tutte abbastanza stufe insomma: gli uomini che sono stati con tante donne sono degli astuti playboy mentre le donne che hanno avuto molti partner sono delle passeggiatrici, per dirla nel modo più politically correct possibile. Forse nel 2000 poteva andare bene ma adesso proprio no. Quando è che gli uomini sono troppi? Mai Carrie, mai. Basta che il sesso sia consenziente, libero, sicuro e rispettoso dell’altra persona.

5. Miranda e lo striptease con il vicino
HDHBO, FoxMiranda Hobbes

Pochi ricorderanno un episodio, Giochi di coppia della seconda stagione, in cui le quattro amiche avevano tutte a che fare con uomini a cui piaceva il sesso con vizi, uomini come quello capitato a Samantha che si concedeva solo a patto che la sua squadra del cuore vincesse una partita. Ebbene, in quella puntata Miranda, per attirare un vicino di casa con cui crede di flirtare, si spinge fino a scoprirsi in topless dalla finestra di casa per catturare il suo interesse.

Quando andava in onda Sex and the city a fine anni 90’, il massimo che poteva capitarti se mostravi “le tue grazie” a qualcuno era che questa persona ti fotografasse e divulgasse manualmente la foto in giro. Adesso come minimo la vedrebbe mezzo popolo di instagram e Fb e la credibilità di Miranda e il suo studio legale sarebbero quanto meno minate, anche se temporaneamente.

6. Carrie e l’odio per i cellulari

Se prima si parlava di Instagram, alzi la mano chi negli anni 2000 non ha trovato un po’ strano che Carrie e le sue amiche utilizzassero il cellulare pochissimo se non affatto e comunicassero fra loro anche in maniera fin troppo vintage. La sesta e ultima stagione è andata in onda nel 2004 e in quel periodo in Italia eravamo già pieni di sms, telefonate sul cellulare e tariffe youme.

Possible che a NY, una città molto più all’avanguardia di qualsiasi città italiana, Carrie avesse bisogno di usare i telefoni a gettoni in strada per chiamare Berger e fissare un appuntamento? E che dire della struggente chiamata nostalgica che fa a Miranda da Parigi? Se già il tutto suonava troppo romanzato allora, adesso dovrebbero inventarsi degli escamotage da musicassette in stile Tredici (serie Netflix) per dare un senso al mancato utilizzo dell’ultima tecnologia presente sul mercato. Basti pensare a Younger, ideata da Darren Star, già produttore di Sex and the City, che è ricca di una comunicazione costruita a suon di DM (direct messages) su Instagram.

7.  Sottovalutare i problemi alimentari
HDHBO, FoxSamantha cucina sushi a L.A.

La questione disordini alimentari, a partire da un semplice sovrappeso fino ad arrivare a bulimia ed anoressia, è qualcosa che gli autori delle serie TV di questi anni hanno di rado sottovalutato ma che in Sex and the city non sempre è stata trattata con la dovuta attenzione. Nell’episodio della quarta stagione intitolato The Real Me – Scrittrice in passerella, Carrie dice: “Nei primi tempi a NY compravo spesso Vogue invece della cena, sentivo che mi nutriva di più”.

Ovviamente questa affermazione va interpretata come un estremo amore di Carrie per la moda e per la rivista diretta da Anna Wintour ma alle orecchie di chi valorizza la bellezza e la magrezza sopra ogni cosa, potrebbe arrivare un messaggio distorto. Stesso rischio per la reazione che hanno Charlotte, Carrie e Miranda alla vista di qualche leggera piega di grasso sulla pancia di Samantha che, lontana da New York, sembra essersi lasciata andare.

Per le amiche e per Samantha può forse sembrare un dramma ma per qualsiasi donna normale che guarda, risulta veramente eccessivo e fuori luogo. A bilanciare questi due piccoli scivoloni, che al giorno d’oggi tratteremmo diversamente, l’ironia e l’attenzione con cui invece viene trattata la difficoltà di Miranda nel dimagrire dopo il parto. Tanta empatia e battute ad hoc creano la giusta connessione con qualunque donna abbia vissuto la stessa situazione.

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