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Riley Keough: «Se nonno Elvis mi vedesse…»

Riley Keough: «Se nonno Elvis mi vedesse…»

È abituata ai paparazzi dalla nascita, e al clamore diagonale riservato a chi appartiene a una dinastia. Ricorda un po’ le sue colleghe Dakota Johnson, figlia di Melanie Griffith e Don Johnson, e Lily Collins, figlia di Phil: anche lei è nata nel 1989 (che sia lo stesso fortunato spettro stellare?) e ti sorprende per la personalità decisa e le idee chiare. Tutte ragazze che, al di là dell’eredità di famiglia, vogliono seguire le proprie idee senza pruderie e interferenze. Tutte free spirits.

Riley Keough, nipotina di Elvis Presley e figlia maggiore di Lisa Marie (il padre è il musicista Danny Keough, i suoi patrigni per alcuni anni furono Michael Jackson e Nicolas Cage), sognava, fin da piccola, di diventare regista. Cominciò presto a girare filmini horror, a 14 anni era già una modella – per Dior e Victoria Secret, – a 19 affrontò le prime audizioni, e a 20 debuttò in The Runaways, con Kristen Stewart e Dakota Fanning. Una strada in irresistibile ascesa; l’incontro con Steven Soderbergh, che le ha assegnato prima il ruolo della stripper in Magic Mike e poi, nella serie televisiva The Girlfriend Experience, quello della studentessa universitaria che alterna alle lezioni la professione di call girl di lusso, ha dato un giro di volta alla sua carriera.

«So bene che il nome mi ha aiutato a infilare un piede in un business che raramente accoglie a braccia aperte», spiega. «Ma so anche che se non lavori duro, e non ti impegni sul serio, in un attimo scompari».  A noi pare poco probabile: coi suoi due ultimi ruoli – la Christine di The Girlfriend Experience e la Krystal di American Honey, road movie diretto dalla regista britannica Andrea Arnold – l’attrice ventisettenne si è fatta notare da autori e film-maker di primo piano, e ha ora sei film nel cassetto (li vedremo nei prossimi mesi). Due anni fa, ha trovato pure il tempo di sposarsi con Ben Smith-Petersen, lo stuntman australiano conosciuto sul set di Mad Max: Fury Road. È l’amore della vita- confessa- e il suo migliore amico.

Stripper in Magic Mike, poi call girl in The Girlfriend Experience: qualche trepidazione per questi due ruoli?
Quando mi chiama Steven Soderbergh io sto a sentire. Nel caso di The Girlfriend Experience mi ha attratto la storia di una donna che fa sesso non perché è costretta – come vediamo spesso sullo schermo – ma perché le piace e vuole farlo. Un personaggio femminile non del tutto gradevole: Christine è egoista, manipolatrice, con una serie di difetti molto “maschili”. Il tutto mi divertiva, ecco.

Nervosa nelle scene di nudo?
Questa idea tutta americana che assolutamente non si devono mostrare le tette in tv mi piace poco, non la capisco: il sesso così diventa automaticamente indecente, peccaminoso. Interpreto un serial in cui c’è sesso e vedi le tette perché – guarda un po’- le donne ce le hanno! (ride).

Per trasformarsi in una call girl è uscita con alcune di loro.
Era difficile immaginarmi in quelle situazioni. Mi incuriosiva che una donna decidesse di andare a letto con un uomo per denaro, riuscendo pure a godere. Così ho cercato delle ragazze istruite e intelligenti che lo facessero per scelta e fossero disposte a parlarmene.

Per gli uomini che Christine incontra non sembra essere solo una questione di sesso.
È l’altro aspetto che mi ha convinto ad accettare la parte: la call girl deve trasformarsi, fingere di essere la ragazza che l’uomo di turno desidera; è la cosa più difficile, perché richiede coinvolgimento emotivo. Molti clienti addirittura vogliono solo parlare, e questo è ancora più deprimente, significa che non hanno proprio nessuno con cui confidarsi.

Lei invece è felicemente sposata ormai da due anni. Come è successo?
Ho conosciuto Ben sul set di Mad Max a Sidney. Quando sono ritornata per girare di nuovo alcune scene gli ho chiesto di portarmi in giro a conoscere il suo Paese. Da cosa nasce cosa…E dire che avevo una gran paura perché la mia relazione precedente era stata davvero infelice. Ma con Ben tutto ha funzionato.

L’Australia le è piaciuta, insomma.
I love it. I miei più grandi amici sono australiani, mio marito è australiano, forse un giorno ci compreremo una casa lì.

Appartiene a una famiglia che è letteralmente un mito. Le è stato di aiuto il suo nome agli inizi della carriera?
Decisamente, senza quello non sarei mai riuscita a trovarmi un agente. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: ho la sensazione che tutti siano lì a guardarmi per vedere cosa faccio, come mi comporto.

Ci si abitua mai a tanta fama?
Credo di sì. Sono stata paparazzata dal giorno in cui sono nata, ora coi social media è anche peggio. Mia madre mi ha sempre spiegato che essere al centro dell’attenzione non è una bella cosa, mi è stato utile vedere come lei ha saputo gestire la sua immagine.

Dakota Johnson- ci ha raccontato- non ha voluto che i suoi genitori vedessero Cinquanta sfumature di grigio. Lei ha fatto lo stesso?
Dakota e io siamo cresciute insieme, è sempre stata a very free spirit, a tutte e due piace esplorare mondi nuovi. Sì, ho mostrato alcuni episodi The Girlfriend Experience a mia madre, ma con le scene di sesso (ride) sempre in fast forward, e con mio padre ho fatto lo stesso. Amo questo serial ma non voglio certo sedermi sul divano a vederlo con tutta la famiglia!

In American Honey ha lavorato con Andrea Arnold. Conosceva già i suoi film?
Sì, ho fatto il diavolo a quattro per avere una parte! Ho addirittura mandato ad Andrea cinque video di me coi capelli di diversi colori…poi ho scoperto che non li ha mai ricevuti!

L’inevitabile domanda su nonno Elvis: la sua canzone preferita?
How Great Thou Art: è anche la favorita di mamma.

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