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Netflix sfida Apple e Disney

Netflix sfida Apple e Disney

Più o meno ogni anno, Netflix invita nei suoi uffici losangelini giornalisti di tutto il mondo per condividere con loro le novità della piattaforma e per mostrare un po’ di quello che succede dietro le quinte: non solo produzioni, ma anche decisioni direttive, tecnologia, sviluppo e pianificazione degli obiettivi a lungo termine. Questa volta, come riportato da Variety, uno dei temi centrali della presentazione di Reed Hastings, CEO e co-fondatore di Netflix, è stato l’arrivo dei nuovi competitor: Disney da una parte, che proprio in questi giorni ha chiuso definitivamente l’accordo con la Fox, e Apple dall’altra, che il 25 marzo a Cupertino darà finalmente un’anteprima della sua piattaforma streaming.

Hastings ha rimarcato che, nell’archivio della Mela, loro non ci saranno. Il perché è abbastanza intuibile: Netflix punta a creare un proprio universo narrativo e produttivo, e non vuole vendere i propri contenuti a terzi.

Un altro dato importante, ripetuto più volte durante i “Lab Days” di Netflix, è stata la percentuale di abbonati nati in paesi in cui si parla inglese. Su un totale di quasi 140 milioni distribuiti in 190 paesi, si tratta del 5%.

Diventa importante quindi, come ha sottolineato anche Greg Peters, Chief Product Officer, guardare al resto del pubblico di Netflix e aumentare le produzioni originali nei paesi che non parlano inglese. Sono stati citati gli esempi di Dark e La casa di carta.

Per Netflix, diventa strategico a questo punto della sua crescita e della sua storia riuscire a creare delle realtà auto-sufficienti, in giro per il mondo, che collaborino alla produzione e alla creazione di nuovi contenuti. Per questo motivo, il doppiaggio diventa un passaggio necessario.

Una cosa che non è mai stata molto sviluppata negli Stati Uniti, ma che per Netflix – come ha detto Debra Chinn, responsabile del doppiaggio – è fondamentale. Le serie e i titoli contenuti sulla piattaforma sono stati tradotti in 27 lingue, con una distinzione anche tra inglese del Regno Unito e inglese degli Stati Uniti.

Ma c’è anche un altro elemento, forse il più importante di tutti nella corsa contro Disney e (soprattutto) Apple, ed è quello tecnologico. Netflix continua a sviluppare la propria piattaforma e la propria interfaccia, a fare in modo che il proprio algoritmo consigli sempre nuovi contenuti al pubblico.

Perché il primo competitor per Netflix, come ha sempre scherzato Reed Hastings, è il sonno. È importante che le persone continuino a guardare Netflix, ed è anche importante che la piattaforma sia preparata per uno streaming su device d’ultima generazione: dei quasi 600 milioni di accessi al mese dichiarati da Netflix, circa 125 utilizzano televisori HDR.

Che, è vero, rappresenta una crescita per alcuni marchi, ma anche una differenza sostanziale di luminosità e di contrasto che c’è tra uno schermo e l’altro.

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Ultimo tema affrontato negli uffici di Los Angeles della piattaforma streaming è stato quello della lunghezza dei contenuti. Todd Yellin, Netflix VP of Product, ha parlato di quanto negli ultimi tempi si stiano impegnando nello sviluppo di serie, episodi e titoli di varia lunghezza, che possano permettere ancora di più agli abbonati di elaborare il proprio palinsesto.

Ha citato le antologie, un format che, prossimamente, continuerà ad essere prodotto (sull’esempio di Love, Death Robots). Come aveva detto anche David Fincher al SXSW, diventa importante, in un’epoca in cui ogni cosa è a portata di click e in cui c’è sempre meno tempo a disposizione, dare tutto e subito: dare il meglio di una storia e darlo immediatamente, perché il pubblico possa coglierne il valore e le potenzialità.

La sfida di Netflix ai giganti dell’intrattenimento parte da qui: dal potenziare quello che già ha al rifondare le proprie produzioni (anche) all’estero, elaborando contenuti sempre più interessanti – come linguaggio, durata, struttura e qualità – per il proprio pubblico.

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