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Nessuna pietà per troll e fake. Le mosse a sorpresa di Facebook e ...

Nessuna pietà per troll e fake. Le mosse a sorpresa di Facebook e …

Contenuti falsi. Risposte iniettate di odio ingiustificato. Interazioni con account inesistenti. Il mondo del social network è anche (spesso) questo. Se ne sono accorti da tempo in casa Facebook e in casa Twitter e, cercando di non danneggiare troppo i loro interessi, che dal numero di utenti e di conversazioni inevitabilmente vengono accresciuti, hanno cercato di prendere provvedimenti. Prima timidamente. Ora, almeno sulla carta – o per meglio dire sui blog-, in maniera più incisiva. Non è un caso che le due piattaforme abbiano comunicato quasi contemporaneamente ciò che hanno fatto e ciò che stanno tentando di fare per rendere la vita sui social network meno sgradevole e pericolosa.

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La guerra di Twitter ai troll

Sul blog di Twitter il 14 maggio i due delegati per la sicurezza dell’azienda di Jack Dorsey hanno fornito i risultati del loro nuovo modo per combattere i troll.

Al netto di chi lo fa per scherzo e che per questo dona una nota ironica a molti scambi social, gli odiosi disturbatori spesso infestano le conversazioni portando ostilità e disinformazione. Del Harvey e David Gasca ci hanno tenuto a precisare che si tratta di una minoranza degli utenti attivi sulla loro piattaforma, che però hanno un effetto negativo sulla totalità di chi la usa.

La segnlazione automatica dei profili finti

La novità nell’approccio di Twitter è quella di segnalare automaticamente le risposte ai tweet che allontanano il focus della discussione dall’argomento per cui era nata, senza bisogno che sia un utente a denunciare il troll. I modi in cui questo avviene sono diversi: un troll può essere individuato se non verifica il suo indirizzo email, se la stessa persona si logga su più account diversi, se menziona ripetutamente account che non lo seguono.

Al momento questa strategia ha portato a una riduzione del 4% delle denunce di abuso nelle ricerche e dell’8% di quelle relative alle conversazioni. I contenuti comunque non vengono cancellati, ma nascosti all’interno delle conversazioni sotto il pulsante altre risposte così che non abbiano una diffusione virale, come spiega Casey Newton su The Verge.

Cancellati 583m di fake e 837m di spam

Sul fronte Palo Alto i numeri fanno più effetto: nei primi tre mesi del 2018 Facebook ha analizzato 1,5 miliardi di account e post secondo quanto riporta il Guardian. Risultato? Il social nework ha deciso la chiusura di 583 milioni di profili fake e l’eliminazione di 837 milioni di contenuti spam.

L’azione di contrasto non si è fermata, però, a questo tipo di violazioni. Come evidenziato nel report pubblicato il 15 maggio dall’azienda, Facebook ha preso provvedimenti contro 21 milioni di post sessualmente espliciti, 2,5 milioni di contenuti violenti, 2,5 milioni di pubblicazioni giudicate dal team del social network espressione di linguaggio di odio.

La trasparenza per migliorare i risultati

La battaglia, come sottolinea Guy Rosen di Facebook, è difficile da portare avanti, soprattutto per le tecniche sempre più sofisticate per aggirare i meccanismi di individuazione automatica. È questo anche il motivo per cui il team di Mark Zuckerberg ha scelto la strada della trasparenza in questo campo.

“È uno stimolo a migliorare più velocemente. Questi sono gli stessi dati che usiamo per valutarci internamente e ora potete vederli per giudicare il nostro progresso. Aspettiamo il vostro riscontro”, ha scritto Rosen.

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