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«Nell'epoca del sesso meccanico»

«Nell’epoca del sesso meccanico»

Un vero e proprio effetto domino. Con il 5 ottobre a fare da spartiacque. È in quella data che il New York Times rivela al mondo gli scheletri nell’armadio del produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein, accusato di molestie sessuali da decine di donne. Da quel giorno, complice anche l’incredibile tam tam sui social network, le rivelazioni analoghe su personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, e della politica si sono moltiplicate. Generando non poca confusione. E facendo finire sotto accusa l’intero genere maschile. Ne parliamo con Walter Beolchi, sessuologo medico clinico.

Dottor Beolchi, che differenza c’è tra avance e molestia?
Il confine è sottile, anche a livello giuridico. Un’avance non è offensiva, non prevede alcun contatto fisico con la persona. Solitamente si traduce in un complimento e non crea disagio a chi la riceve. Chi la fa, spera di condividerla. Mandare un mazzo di fiori o fare un complimento a una donna che ci ha colpiti sono gesti che possono rientrare in questa categoria.

Quando, invece, le cose si fanno più pesanti?
La molestia sessuale comprende qualsiasi tipo di comportamento a connotazione sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, indesiderato da una delle parti. La molestia non è mai bidirezionale. È sempre monodirezionale. Ed è sempre lesiva della dignità della persona.

Ci fa un esempio concreto?
Potrebbe trattarsi anche di un corteggiamento insistente. Non per forza deve esserci un contatto fisico. Anche le telefonate continue e ripetute possono trasformarsi in molestie. Nella maggior parte dei casi il protagonista in negativo è di sesso maschile. Che problema hanno i maschi? Sono “animali visivi”. In generale giudicano in base a quello che vedono. La donna è più olfattiva, più complessa. L’uomo è più bestiale. E non collega direttamente l’atto sessuale al sentimento. Deve “svuotarsi”. C’è anche un discorso fisiologico da fare. L’uomo solitamente è colui che penetra. E dunque è anche più aggressivo.

La statistica indica che in Svizzera nel 2016 ci sono stati 7.329 reati contro l’integrità sessuale. L’8,5% in più rispetto al 2015. Qual è la sua opinione?
Viviamo in una società in cui gli stimoli sessuali sono costanti. Siamo bombardati da messaggi ambigui. Che, indirettamente, fanno aumentare le nostre pulsioni. Il maschio, inutile nasconderlo, è più colpito da questo fenomeno. Anche l’abuso di pornografia è in aumento. Si cerca sempre di più una sessualità meccanica, non inserita in un rapporto affettivo. Questo ha fatto crescere anche il numero di malati di sesso.

Come si cura una persona affetta da ipersessualità?
Esistono cliniche specializzate. Personalmente ho appena mandato un paziente a Merano, in Alto Adige, per disintossicarsi. Il problema viene affrontato con un approccio multidisciplinare. Si cerca di capire perché una persona arriva a questo. Scavando, si scopre che ha carenze di vario genere, anche a livello affettivo. Disagi che arrivano da lontano.

Le donne, da alcuni decenni, stanno sempre più assumendo cariche di potere. Raramente, però, si vede un uomo denunciare la donna manager per averlo molestato.
Forse perché l’uomo, proprio per le ragioni elencate prima, raramente dice di no. È anche vero che ultimamente la donna è molto più aggressiva. Da quando è entrata sul mercato la pillola anticoncezionale, la donna può scindere la sessualità procreativa da quella ricreativa. Soprattutto le donne di un certo livello economico sono più indipendenti, sia economicamente, sia sessualmente.

Perché tutte le donne molestate stanno uscendo allo scoperto solo ora?
Sappiamo che Weinstein aveva ricattato diverse donne, costringendole al silenzio. Diciamo che adesso, grazie alle prime rivelazioni emerse, tante vittime hanno preso coraggio. Mi viene anche da pensare che ad alcune persone, all’epoca, conveniva tacere. Mettetevi nei panni di una potenziale attrice sconosciuta, con scarsa autostima e tanti dubbi nella testa, pronta a tutto pur di avere successo. C’è anche un po’ di ipocrisia in tutto questo.

Il regista Tarantino lo ha ammesso. Sapeva ma è stato zitto. Cosa ne pensa?
È sintomatico. Viviamo in un mondo in cui ognuno si fa i fatti propri. Il concetto di aggregazione delle persone non ha alcun peso. È una “società liquida” in cui contano la carriera e il successo. Se Tarantino avesse parlato, forse ci avrebbe perso anche lui.

Quanto conta l’aspetto fisico del molestatore nella conseguente denuncia?
Parecchio. Se la molestia viene avanzata da un uomo anziano e poco attraente è molto meno accettata rispetto alla stessa molestia fatta da un uomo giovane e bello. Nella mente di chi subisce la molestia questi dettagli hanno un peso.

Molte ragazze nel mondo dello spettacolo e non solo si vestono in modo avvenente. Questo non contribuisce a fare ribollire il sangue di potenziali molestatori?
Certo. Ma attenzione a non cadere nel tranello della colpevolizzazione della vittima. Se una donna si veste in modo sexy e mette in mostra le sue grazie, non significa che io sono autorizzato ad allungare le mani su di lei. Essere belle e attraenti non è una colpa.

Sesso e pulsioni al centro dell’universo. La sensazione, in generale, è che siamo di fronte a un’emergenza educativa. Come si esce da questa situazione?
Bisogna rimettere in gioco la parte sentimentale. Valorizzandola. La scuola ticinese, ad esempio, ha introdotto il nuovo manuale di educazione sessuale. Secondo me è incompleto. Manca la parte che fa capire soprattutto ai maschietti, che il sesso dovrebbe essere accompagnato sempre da un sentimento.

Sempre i maschi…
Sono soprattutto gli adolescenti maschi a vedere il sesso solo come prestazione. Se sei uno che ha rapporti con tutte, diventi l’eroe della classe. C’è una componente machista che va sradicata. Però bisogna essere sinceri: anche per le ragazzine la verginità non ha più valore. La famiglia è fondamentale. I genitori si devono interessare di come la pensano i figli su determinate questioni. Essere pronti al dialogo e all’ascolto. E i figli devono rendersi conto che parlare con i genitori di certi temi può essere utile.

Anche nella Svizzera italiana si è mormorato di possibili molestie nel ramo della moda. Qual è il suo giudizio?
Mi sta bene che il mostro venga sbattuto in prima pagina. Però bisogna avere prove concrete. E occorre avere il coraggio di denunciare i fatti, anche in polizia.

Cosa deve fare chi ritiene di avere subito molestie?
Ci sono sportelli appositi a cui segnalare situazioni del genere. È importante non tenersi dentro questi fantasmi. Spesso la persona vittima di una molestia teme che, denunciando l’accaduto, la situazione peggiori. Suggestioni che più si trascinano, più si ingigantiscono. Razionalmente è sbagliato. La paura non deve mai vincere.

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Nato nel 1957 a Milano, Walter Beolchi studia medicina all’Università di Losanna e nel 1993 apre uno studio di medicina generale a Maroggia. Dopo una specializzazione di quattro anni, diventa sessuologo medico clinico. Oggi ha anche uno studio di consulenze sessuologiche a Besso. Da diversi anni tiene conferenze sui temi della sessualità in Svizzera e in Italia.

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