lunedì , febbraio 18 2019
Home / Sessuologia ed Altro / Moviepass, la startup per i cinefili rischia il sipario calato
Moviepass, la startup per i cinefili rischia il sipario calato

Moviepass, la startup per i cinefili rischia il sipario calato

Giovedì scorso Moviepass, l’app con 3 milioni di utenti che garantisce ingresso illimitato al cinema a fronte di un abbonamento di 10$, è andata in tilt. App ferma, blackout completo, non si potevano acquistare biglietti per Mission: Impossible – Fallout, il film più atteso della settimana. Il problema è che la società ha finito i fondi, le richieste di prenotazione sono state così tante da finire il denaro in cassa per pagare i biglietti (gli abbonati sono arrivati a 3 milioni) e hanno così dovuto sospendere le vendite, chiedere un prestito di 6 milioni di dollari e pagare i debiti.

Moviepass è la startup che nell’anno passato è riuscita ad incrinare il modello di business delle sale per la prima volta nella loro storia, portando anche i cinema nel mondo dell’economia dei big data, del marketing mirato e dei modelli di revenue che non sono strettamente legati al commercio del bene centrale (pagare soldi per vedere film) ma trovano vie alternative. Eppure, a seguito dell’arrivo del ciclone Tom Cruise con l’ultimo Mission: Impossible – Fallout, forse la sua audace proposta di vendere un abbonamento flat a tutti i cinema per tutti i film è arrivata al capolinea.

Il funzionamento di Moviepass è semplice come quello di qualsiasi startup distruttiva: pagando un abbonamento equiparabile a quello che si paga a Netflix si riceve una carta di credito Moviepass, con essa si possono comprare biglietti alla cassa o comprarli tramite l’app Moviepass. L’acquisto è possibile solo nei cinema convenzionati e dopo lunghe trattative ed estenuanti polemiche la compagnia è riuscita ad ottenere convenzioni con le maggiori catene del paese.

Non ha tutte le sale ma ne ha davvero molte.

Per l’utente finisce qui, riceve il biglietto e va in sala. In realtà quella carta di credito accede alle casse di Moviepass che paga il biglietto per lui. È subito evidente che si tratta di un modello di business fallace. Per quanto Moviepass ottenga biglietti a prezzo scontato (ma non scontato quanto vorrebbe) lo stesso basta che un qualsiasi utente vada al cinema due volte al mese che già all’azienda non conviene più (loro dicono che dopo l’ubriacatura iniziale in cui vedono tantissimi film i loro utenti si assestano su medie di 2-3 film mese). Alla società ovviamente lo sanno, sanno di dover andare in perdita prima di essere in attivo. Al momento sono in piedi grazie a diversi round di finanziamenti in attesa di arrivare ad una massa di utenti tale da vendere i propri servizi alle distribuzioni e ai cinema.

Quello che Moviepass detiene infatti sono informazioni cruciali su cosa vogliono gli spettatori di certe zone. Migliorare la distribuzione di un film e renderla più efficiente vuol dire anche programmarlo nei cinema delle zone giuste e questo Moviepass lo può dire, può indicare ad una distribuzione esattamente in quali sale mandare i film. Inoltre può vendere il posizionamento nell’app. Se questa è usata da tantissime persone per prenotare biglietti, un posizionamento migliore o una promozione sui biglietti di un certo film può fare la differenza. Ancora Moviepass non possiede solo la localizzazione dei clienti ma anche le informazioni che loro gli hanno fornito quali sesso, età e via dicendo, consentendo una cosa che le sale non hanno mai potuto fare: la profilazione. Chi è andato a vedere questo film? Una pratica fino ad oggi fatta, senza scherzi, ad occhio dai gestori. Infine la società conta ad un certo punto di avere una posizione così dominante da poter ottenere dalle sale sostanziali sconti sui prezzi dei biglietti, pena l’esclusione dalla loro piattaforma.

Dunque questo weekend gli abbonati Moviepass che volevano andare al cinema hanno dovuto pagare un biglietto normale (soldi in più rispetto alla quota mensile già versata). A fatica l’app è tornata in piedi dopo pochi giorni e un crollo in borsa del 60% ma con differenze sostanziali, cambiamenti unilaterali che incrinano il fascino del suo modello all you can eat. Al momento infatti non è più possibile usare il proprio abbonamento per i primi due weekend di uscita dei film di grande richiesta (Mission: Impossible su tutti ma anche le prossime grandi uscite del mese come Ant Man The Wasp e The Shark, che spesso hanno un biglietto maggiorato) e l’abbonamento sale da 10$ al mese a 15$ al mese.

Ad ora quindi Moviepass è diventato un servizio molto utile per chi ama i film più piccoli e ne vede parecchi, una card ottima per il cinema indipendente o quello che non è considerabile come un blockbuster. Ma è chiaro che si tratta di un modello molto meno d’appeal.

Se però Moviepass non ha retto il peso della sua stessa rivoluzione, schiacciata prima di riuscire a scavallare e cominciare a fare proventi in altri modi, non vuol dire che il servizio abbia perso. Quello che ha dimostrato è che nonostante le accuse di avere svilito il cinema offrendo i film ad un prezzo ridicolo (accuse che vengono dalle sale ovviamente), qualcuno l’ha già imitato correggendo il tiro e non facendo gli errori di chi è arrivato per primo. È AMC, la catena di multisala più importante d’America, che ha cominciato a vendere un abbonamento simile a Moviepass, limitato alle sue molte sale ma con il vantaggio di non dover pagare i cinema perché AMC è i cinema.

Nota finale, in Italia la catena The Space ha tentato qualcosa di vagamente paragonabile con The Space Pass, 13€ al mese per vedere quanti film si vuole nei soli cinema del circuito The Space. Non è molto, perché non ha la penetrazione di AMC, ma è qualcosa.

Segui



This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

Leggi Anche

Giovanni Ciacci: «Il mio libro sul primo trans d'Italia (dedicato ad ...

Giovanni Ciacci: «Il mio libro sul primo trans d’Italia (dedicato ad …

Un libro, una serie tv, il coronamento di un amore. Poi, il ritorno a Ballando …