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Millie Bobby Brown e gli altri: la sessualizzazione infantile a ...

Millie Bobby Brown e gli altri: la sessualizzazione infantile a …

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare della sessualizzazione infantile, fenomeno di cui si è discusso ampiamente già in passato e che ha trovato terreno fertile a partire dagli anni ’70  quando, come scrivono Anna Oliverio Ferraris e Jolanda Stevani nel loro studio dal titolo L’erotizzazione dei bambini nella pubblicità, in seguito alla rivoluzione sessuale “si è passati da una struttura familiare di tipo verticale, ad un assetto basato su legami di tipo orizzontale, ossia relazioni genitori-figli di tipo paritario, fondate su una equiparazione di diritti all’interno della famiglia, che di fatto cancella i confini generazionali e indebolisce la scansione delle tappe evolutive”.

È stato in quel momento che i minori si sono trasformati per l’industria della pubblicità in “consumatori” e che, di conseguenza, l’erotizzazione dei loro corpi è stata “sfruttata” in nome dell’idea che il sesso possa essere utilizzato per vendere qualsiasi cosa a chiunque, anche ad Hollywood. Non è un caso, infatti, che uno dei primi scandali riguardanti la sessualizzazione infantile risalga al 1975 quando Brooke Shields, su volere della madre Teri, fu immortalata nuda a soli 10 anni in uno scatto del fotografo Garry Gross pubblicato sulla rivista Playboy.

Sessualizzazione infantile: il caso di Millie Bobby Brown

HDW Magazine

La riapertura del dibattito sul problema della sessualizzazione infantile lo dobbiamo principalmente alle ultime apparizioni pubbliche e agli scatti che, su varie riviste, hanno immortalato una Millie Bobby Brown in atteggiamenti e outfit decisamente poco coerenti con la sua età. La tredicenne interprete di Undici nella serie TV Netflix Stranger Things, proprio in seguito a queste immagini, è stata ultimamente al centro di una polemica, coadiuvata anche dal settimanale W Magazine che è arrivato a definire l’attrice come una delle 13 donne più sexy del piccolo schermo.

Sessualizzazione infantile: non solo femminile

i’m sorry but why did this happen? pic.twitter.com/GN3RFODlSN

— hannah (@loserkidsclub) November 3, 2017

Nonostante siano principalmente le ragazzine ad essere oggetto di erotizzazione infantile, anche i ragazzi possono esserne vittime.

Emblematica in questo senso è la vicenda che ha visto come nolente protagonista proprio il collega di Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, che in Stranger Things interpreta Mike e che è stato di recente anche tra i pre-adolescenti protagonisti di It, l’horror di Andy Muschietti che ha trasposto sul grande schermo la prima parte del romanzo cult di Stephen King.

this is disgusting, she’s literally 27 and he’s 14 what the fuck pic.twitter.com/apZRunPlIR

— cal (@tomothyholland) October 30, 2017

Il 14enne Wolfhard, infatti, dopo essere stato presentato al panel di Stranger Things dello scorso Comic-Con di San Diego come l’attore dal nome “più erotico di sempre”, è stato anche “preso di mira” dalla modella Ali Michael (27 anni) che ha commentato un’immagine del giovanissimo attore con la frase: “Non vorrei sembrare strana, ma chiamami tra 4 anni.”

FACK IS REAL pic.twitter.com/Ku6sHiutrN

— Ann Katchadorian (@weannisley) October 5, 2017

Ma non finisce qui: Finn e Jack Gazer, che in It è Eddie, sono diventati sui social i protagonisti di una “ship” che vuole vederli insieme nella vita reale per la quale è stata coniato addirittura il termine Fack.

Le testimonianze delle giovani star

Pur sembrando apparentemente a proprio agio nella veste di adulti, in realtà i ragazzi che vengono sessualmente, e precocemente, oggettivati dai media e dai social non sono affatto contenti di esserlo. A dimostrarlo è stata in passato la già menzionata Brooke Shields che, compiuti 17 anni, ha avviato una causa legale per far ritirare dal commercio le discusse foto di Gross defindole “oscene”. Mentre Millie Bobby Brown ha dichiarato apertamente non ama quando durante i photo-shooting le viene chiesto di “scoprirsi”: Rispondo sempre di no, se lo farò accadrà quando avrò 18 anni” ha commentato.

Jack Grazer, dal canto suo, ha pubblicamente attaccato chi continua a vederlo come il perfetto “fidanzatino” del suo compagno di set e amico Finn: “Se prendete tutto questo sul serio davvero non so che dirvi, è ovviamente tutto un gioco e dovete smetterla di dire che sono gay e che ho un debole per Finn” ha replicato seccato.

HD

Della sessualizzazione a Hollywood ha parlato la scorsa estate anche Maisie Williams, volto di Arya Stark in Game of Thrones da quando aveva 12 anni, che con le sue parole ha centrato perfettamente il punto e il motivo per il quale tale fenomeno persiste:

Sono stata davvero fortunata, perché interpreto un personaggio che non dev’essere per forza una gran bellezza. Per le attrici giovanissime è davvero difficile: sono intrappolate in un corpo confuso e acerbo da teenager, ma sono costrette ad interpretare donne mature e fatte. Perché sì sa, insomma, ‘la donna giovanissima e sexy’ è proprio quello che vende a Hollywood.

Gli effetti della sessualizzazione infantile

Millie Bobby Brown e Finn Wolfhard sono solo gli ultimi pre-adolescenti ad essere diventati oggetti di un’inquietante erotizzazione, prima di loro anche star – ormai cresciute – come Emma Watson, Lindsay Lohan, Charlotte Church, Willow Smith, Sophie Turner e le sorelle Fanning sono state vittime di questo fenomeno che, sottolineano Anna Oliverio Ferraris e Jolanda Stevani, ha come conseguenza diretta quella di:

Incoraggiare le bambine ad impegnarsi in atteggiamenti seduttivi che attirano l’attenzione dei maschi prima di essere in grado di comprenderne le potenziali conseguenze sul piano fisico e psicologico.

D’altronde, continuano le psicologhe, “l’oggettivazione del corpo e l’identificazione con un modelli adulti conducono facilmente ad una rappresentazione del sesso di tipo strumentale, nel senso che la sessualità può essere concepita e vissuta alla stregua di una merce di scambio, a completo discapito della componente relazionale e affettiva. Il fatto che, per imitazione e omologazione, una bambina assuma atteggiamenti da lolita, seduttivi nei confronti dell’altro sesso, non fa che rafforzare questa tendenza”.

Ma le insidie più gravi che nasconde la sessualizzazione infantile sono a livello sociale: “Questi piccoli che sono sempre meno piccoli e sempre più prototipi di un’adultità che li oggettivizza e li deruba del loro diritto di essere bambini, rappresentano un allettante vivaio che soddisfa le brame voyeuristiche e normalizza gli appetiti dei pedofili”.

Fonti: Rolling Stones, The Pool

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