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Le differenze tra il caso della mensa scolastica a Lodi e quello buoni libro a Padova - AGI

Le differenze tra il caso della mensa scolastica a Lodi e quello buoni libro a Padova – AGI

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Il Comune scarica sulla Regione che scarica sullo Stato. E’ quello che sta succedendo in Veneto, dopo che il Mattino di Padova ha riportato che, per ottenere il contributo regionale sull’acquisto di testi scolastici, i cittadini non comunitari devono presentare, oltre alla certificazione Isee, un certificato sul possesso di immobili o percezione di redditi all’estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza.

Una procedura che sembra ricalcare quella adottata dal comune di Lodi per l’accesso alle mense scolastiche e che giorni scorsi ha sollevato un vespaio di polemiche.

Dopo quello che è successo a Lodi, dove a difendere il sindaco e la giunta è rimasto solo Salvini, l’amministrazione di Padova, retta dall’indipendente di centro-sinistra Sergio Giordani, si è precipitata a chiarire come stanno le cose. “Noi al momento non applichiamo alcuna esclusione. Per accedere ai buoni libri chiediamo solo una autocertificazione e il modello Isee, che si tratti di figli di genitori immigrati o no” ha detto l’assessore alle Politiche Scolastiche, Cristina Piva. Una norma che è stata emanata dalla Regione Veneto, ma ne ricalca una nazionale.

Cosa dice la norma regionale

Il regolamento prevede che i cittadini extracomunitari al fine di ottenere i “buoni libri” per i propri figli producano una documentazione – complicata se non impossibile da ottenere – da corredare all’autocertificazione, a meno che non provengano da Paesi che hanno sottoscritto con l’Italia particolari accordi e convenzioni. E qui c’è l’intoppo, perché, dice l’assessore Piva a oggi non c’è un elenco dei Paesi che aderiscono alle convenzioni.

Cosa dice la legge dello Stato

A sua volta la Regione Veneto ‘scarica‘ sullo Stato. La richiesta di un certificato ai cittadini non comunitari ricalca quanto stabilito dalla normativa statale, fanno sapere in Regione, e non tratta quindi di un’invenzione estemporanea o di una ideazione regionale ma più semplicemente dell’applicazione in ambito regionale del Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 tutt’ora vigente.

La norma determina come i cittadini non comunitari debbano regolarsi con l’autocertificazione – sempre a condizione che non appartengano a Paesi che hanno sottoscritto le convenzioni internazionali di cui sopra. La legge regionale è del 7 febbraio 2018 e si rifà a due decreti presidenziali molto più vecchi: 28 dicembre 2000 e 31 agosto 1999 che disciplinano la documentazione amministrativa e “l’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero”. 

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