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La pelle (di qualità) cerca innovazione

DI Andrea Guolo

Tempi di mercato difficili. Ma l’edizione di Lineapelle che si apre il 20 febbraio a Milano punta a confermare il dominio italiano, fondato sulla ricerca stilistica e sulla sostenibilità del ciclo produttivo.

S ono tempi difficili per la pelle o almeno per un certo tipo di pelle, quella destinata al consumo di massa. Nelle calzature e nell’abbigliamento, la concorrenza dei tessuti e dei materiali sintetici si è rafforzata per ragioni di performance, di tendenza o di convenienza economica. Il settore conciario ha ottime ragioni per consolarsi evidenziando una posizione dominante nella pelletteria di fascia alta, un graduale rafforzamento negli interni auto e, soprattutto, il consolidamento della leadership italiana nel mondo. Una conferma del dominio tricolore in ambito leather, fondato sulla ricerca stilistica e sulla sostenibilità del ciclo produttivo, è attesa dall’edizione di Lineapelle che si apre il 20 febbraio a Milano. Al principale appuntamento mondiale per i materiali, gli accessori e i componenti della fashion industry saranno presentate le novità per la primavera/estate 2020. Si profila, in particolare, un approfondimento sul tema delle accoppiature tra pelli, tessuti e materiali tipici della bella stagione, studiati dalle concerie per assecondare la richiesta comfort. Le principali innovazioni raccolte dal comitato moda Trend Selection, cui spetta il compito di realizzare le aree trend all’interno della fiera, sono ispirate proprio alla volontà di sviluppare articoli inediti e sempre più tecnologici. “La pelle non è un tessuto tecnico, ha caratteristiche emozionali diverse e fondate sulla naturalezza del prodotto – afferma Antonella Bertagnin, art director dell’area Trend Selection – ma ciò non toglie che le sue performance siano migliorate costantemente. E se il tessuto oggi racconta con efficacia l’aspetto esteriore del prodotto, la conceria ha innovato soprattutto ciò che non è visibile, ottenendo risultati straordinari in termini di vestibilità o calzabilità dei capi o delle scarpe realizzate con la pelle”. Il tema scelto dal comitato moda per la spring/summer 2020 è Co-Natural, inteso come un rapporto ormai simbiotico tra uomo e tecnologia che dà origine a una nuova filosofia progettuale applicabile alla materia e all’estetica. I materiali si avvalgono pertanto dei super poteri della ricerca per raccontare storie nuove e performanti. Questo macro trend viene declinato in quattro diverse tipologie di prodotti: il basico (Point Zero), il contemporaneo ‘spinto’ (Hyper), la controtendenza del naturale (Imperfection) e il pensare bio con il sostegno della tecnologia (Biophilia). E se il grande contenuto innovativo delle pelli è intrinseco, frutto di una ricerca sempre più spinta in fase di concia con particolare attenzione alle tematiche green (meno prodotti chimici, graduale passaggio al metal free e riduzione delle emissioni), ciò non significa che all’esterno non si manifestino delle reali novità, dall’abbinamento delle pelli con i catarifrangenti già osservato nell’ultimo autunno/inverno alla realizzazione di materiali materiali luminescenti, che hanno dato forma alle borse che si illuminano di notte. “Oggi è importante brillare e anche la pelle si sta illuminando”, afferma Bertagnin. E non solo. Silvano Fedi, realtà empolese specializzata in pellami per pelletteria e abbigliamento, ha realizzato un prodotto termosensibile: con il calore della mano, la pelle cambia colore. “Il nero diventa verde acido, l’arancione si può trasformare in bianco”, afferma Sandro Fedi, terza generazione dell’azienda che ha inoltre lavorato con determinazione nell’idrorepellenza del pellame: a Lineapelle porterà un articolo che può essere immerso nell’acqua senza assorbirne una goccia. Sciarada, realtà toscana specializzata nella nobilitazione della crosta (risultato della spaccatura orizzontale di una pelle intera), ha creato un Lab interno per trasformare le tendenze osservate worldwide in nuovi prodotti e oggi pone sempre più l’attenzione sugli aspetti tecnici e sulle performance applicate allo scamosciato: dev’essere antimacchia, resistente alla luce, lavabile, non stingente e idrorepellente. “La pelle oggi sta inseguendo il tessuto e la sua capacità di ottenere risultati mixando le mescole – afferma Maurizio Sabato, direttore commerciale e supervisore del progetto Sciarada Lab – ma si tratta di una fase ciclica, utile per il nostro miglioramento. Raccoglieremo i risultati di tanto impegno quando tornerà la voglia di naturalezza”. Una voglia che, peraltro, nel lusso non è mai venuta meno. Ad affermarlo è Alessandro Iliprandi, presidente e amministratore di Bonaudo, fornitore specializzato nella fascia top. “I migliori brand italiani e francesi – afferma Iliprandi – non possono prescindere dalla pelle e infatti le concerie che li forniscono, noi compresi, non hanno mai lavorato tanto come adesso. Se vogliono vendere le loro borse fino a cinquemila euro l’una, devono necessariamente inserire pelli vere, naturali e non coperte. Questo vale soprattutto per la pelletteria, il cui appeal dipende particolarmente dalla materia prima utilizzata. Poi è vero che, per ragioni di stile o di marginalità, il tessuto è riuscito a conquistare più spazio anche nelle borse, ma il mercato è destinato a tornare a una maggior ‘pulizia’ del prodotto finito”. Quanto alla concia metal free, direzione verso cui si stanno muovendo alcuni gruppi del lusso (in particolare Kering), la ricerca è in pieno corso: “La facciamo, e stiamo imparando a gestirne pro e contro. Non si può dire con certezza che sarà il futuro, ma l’approccio è assolutamente aperto”, conclude Iliprandi.

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