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Intimità e sesso non sono la stessa cosa

Intimità e sesso non sono la stessa cosa

Non significano la stessa cosa, pur essendo in relazione tra loro. Eppure intimità e sesso sono termini usati spesso indifferentemente. Confusi, anche. Ci può essere intimità senza coinvolgimento fisico, ad esempio. E si può fare sesso in modo appagante senza intimità. Ma forse meglio dire che l’intimità include cose diverse, in senso fisico, sessuale, mentale, emotivo, spirituale. Aspetti che possono essere sperimentati in rapporti e contesti differenti.

In una coppia l’intimità influenza il sesso e il sesso contribuisce all’intimità. Però la connessione emotiva può appartenere anche a due persone non legate da un rapporto sentimentale, nel senso romantico del termine. E lontane dal coinvolgimento fisico. In qualche modo l’intimità sessuale è la più facile da realizzare. Ma anche nel sesso come scambio fisico, puro intrattenimento, possono esistere risvolti interiori. Difficile a volte stabilire i confini tra praticare sesso e fare l’amore. Per certi versi non c’è niente di più intimo che offrirsi in modo vulnerabile a qualcuno per una sola volta, in un incontro sessuale di una notte.

Il sesso però è solo uno dei tanti modi possibili per ricevere e dare qualcosa, per conoscersi ed esprimersi. Non è l’unico a raccontare intimità. Esistono infinite altre forme di confidenza. Momenti intimi profondi nella maggioranza dei casi non hanno niente a che fare con il sesso. L’intimità si costruisce sulla sensazione di essere apprezzati, accettati, così come siamo dall’altro. Qualunque cosa accada. Dal senso di sicurezza, confidenza, disinvoltura dello stare insieme, come quando rientriamo a casa, possiamo toglierci le scarpe e buttarci scomposti sul divano. Siamo in intimità se possiamo essere liberi di scoprire i veri sentimenti, di dire quello che si pensa e si prova. Se godiamo della forza di essere vulnerabili. Se lasciamo la porta aperta senza paura che l’altro ne approfitti. Se ci sentiamo al sicuro.

Eppure è un posto che può diventare pericoloso. Più del sesso. Quando l’altro ad un certo punto non c’è più e lascia una voragine dentro di noi. Oppure in modo subdolo, approfitta, ci manipola, abusa della nostra disponibilità. Tutto questo può provocarci dolore infinito. Intimità è qualcosa che può fare molta paura. Porta a ritirarci, a fare un passo indietro perché di fondo sentiamo che più l’altro si avvicina, più rischiamo il dolore. Tutti siamo stati feriti, in qualche modo. Le nostre connessioni profonde possono essere minate dal nostro passato, dalle ferite lontane. E allora è come se dicessimo: ti voglio, desidero che tu mi venga vicino, mi conosca ma aspetta un attimo, sono stato male in passato, non voglio rischiare di soffrire ancora. Ti aspetto ma non così tanto, ti cerco ma stai al tuo posto. Amami ma da lontano, desiderami ma sarò irraggiungibile per te. E costruire così muri attorno al cuore per tenere distante chi può entrare. Anche la paura di avere occhi puntati sulla nostra esistenza, di essere scoperti per come siamo, di sentire qualcuno troppo vicino a livello emotivo, può renderci latitanti nelle relazioni.

Un rapporto sentimentale dove manca intimità è probabilmente guasto, si tiene su qualcosa di malsano, forse paura o dipendenza. È una bandiera rossa per l’amore, più della mancanza di sesso. Problemi di intimità possono nascere anche nei rapporti già consolidati, quando la distanza emotiva è diventata abitudine. Un giorno ci svegliamo e scopriamo che non si è più così vicino a questa persona che ci dorme accanto. Che ci siamo persi nel tempo, allontanati. E la strada del ritorno a quella vicinanza che desideriamo può essere imbarazzante, talvolta impossibile.

Essere vicini a qualcuno tuttavia non vuol dire dimenticare il nostro confine. Quel limite personale che segna dove altri possono arrivare ma anche chi siamo, la nostra area esistenziale. Che non può essere violato, nemmeno da noi stessi. Intimità non è consentire all’altro di fare di noi ciò che vuole, permettergli di spadroneggiare pur di trattenerlo, accettare qualunque cosa per renderlo contento. Se riusciamo ad essere intimi con noi stessi, a connetterci con le nostre parti più profonde, ad entrare in confidenza con quello che sentiamo veramente, sappiamo capire come muoverci anche nelle relazioni con gli altri. Cosa autorizzare e quando andare via.

Si dice che gli uomini abbiano più difficoltà con l’intimità. Vengono socializzati ad apparire forti, controllati, indipendenti, imparano a nascondere le debolezze, possono avere più difficoltà a bilanciare il senso di se stessi quando sono collegati ad un’altra persona. Sono meno disinvolti, a volte non sanno proprio come parlare di emozioni, mancano loro vocaboli emotivi. Confondono più facilmente sesso con intimità. Ma forse il codice dell’intimità, e della sessualità ad esso collegato, in senso profondo trascende il genere. Attinge da una dimensione interiore personale segnata dai propri vissuti, dalle esperienze precoci, dal modo in cui abbiamo imparato e dato significato al fare spazio, condividere la vita, stare e farsi stare accanto da un’altra persona. Aprirsi, darsi, comporta il pericolo di vivere male, l’altro può comunque non accettarci. Però vale sempre la pena. Il rischio di rimanere serrati su se stessi è del resto sempre più alto di quello del rifiuto.

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