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«Il vostro è un sistema calcio molto più efficiente di quello italiano»

«Il vostro è un sistema calcio molto più efficiente di quello italiano»

TENERO – La tecnologia, volenti o nolenti, fa ormai parte del nostro quotidiano. E ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. In un mondo che corre veloce verso il futuro, anche il calcio si è ormai orientato all’innovazione a 360°. Dalla tanto discussa VAR, alla piattaforma DAZN, passando alle nuove App che forniscono di tutto e di più al tifoso, anche lo sport più amato del globo è entrato in una nuova dimensione. Quella tecnologica.

Ma le punte di diamante dell’Hi-Tech nel calcio restano lo scouting e il coaching. La performance analysis è diventata una scienza esatta, la video analisi ha sostituito le vecchie lavagne e i big data guidano i processi decisionali degli allenatori in tempo reale. Probabilità di infortunio, parabole prestative e analisi cognitive dei comportamenti dei giocatori. Per parlare di questo (e molto altro) abbiamo raggiunto telefonicamente Adriano Bacconi, che questa sera (alle 20.00), presso il Centro Sportivo di Tenero, sarà protagonista (insieme a Gianluca Zambrotta) della conferenza “Tra creatività e tecnologia come cambia il calcio”, nell’ambito della manifestazione Sportech 2019.

Match analyst nell’Italia di Lippi che nel 2006 trionfò al Mondiale tedesco, il 54enne toscano è un grande esperto e precursore del settore tecnologico coniugato al calcio. «Il vostro sistema è molto più efficiente di quello italiano», ci confida durante l’intervista. E quando gli chiediamo del “giocatore perfetto” spiega che si può sempre migliorare. «Cristiano Ronaldo è il prototipo dell’atleta bionico, ma ha dovuto lavorare tantissimo. Si è costruito giorno per giorno grazie anche alle tecnologie. Il giocatore perfetto non esiste». Poi, Bacconi, ci porta nel mondo del calcio 2.0.

Adriano Bacconi

Com’è cambiato il calcio con l’avvento della tecnologia?

«Negli ultimi anni la tecnologia nel calcio ha fatto passi da gigante. Ma esisteva già prima. Io ho fatto il primo software per analizzare le partite in tempo reale ad inizio anni 90. A USA 1994 con Sacchi facevamo i montaggi video in automatico fra il primo e il secondo tempo. Nello sviluppo, negli ultimi anni, sono migliorati due aspetti: la visualizzazione e l’indicizzazione dei contenuti. Grafica virtuale e realtà aumentata – nel primo caso – riescono a far capire meglio e in maniera più spettacolare i concetti ai giocatori. I dispositivi wearable come i GPS e i sistemi di video tracking – nel secondo caso – hanno invece aumentato di tantissimo il numero di informazioni real-time. Oltre alla codifica di un evento, però, nel calcio è fondamentale l’aspetto cognitivo, quello che differenzia un giocatore di talento da uno normale. Ovvero le capacità di leggere una situazione di gioco e di accelerare i processi decisionali. E nell’ultimo anno, grazie al progresso tecnologico, abbiamo avuto la possibilità di decodificare come funziona la mente di un calciatore, cosa vede prima di fare una data scelta tecnica o tattica. Ed è questa la vera rivoluzione. Questi sono i segnali utili che vogliamo fornire ad un allenatore per permettergli di costruire la migliore strategia di gioco nel prepartita e di modificarla, a seconda delle necessità, durante il match».

Lei ha paragonato gli allenamenti a «dei simulatori virtuali della gara», ma tutta questa tattica non potrebbe penalizzare i giocatori più talentuosi e fantasiosi?

«Gli strumenti danno delle indicazioni. Più informazioni ha il giocatore, più migliorerà i suoi processi decisionali. E meglio sarà collocato in campo, meglio riuscirà ad esprimere le proprie capacità. Un caso tipico è quello di Franck Ribéry. Il francese ha una dominanza incrociata piede destro e occhio sinistro e tende a girare lo sguardo verso il pallone che si trova a destra. Per questo motivo lui percepisce meglio quello che accade da quella parte. E l’allenatore conoscendo questo dettaglio – e oggi ci sono gli strumenti per rilevarlo – è chiaro che propenderà per schierarlo a sinistra, dove vede il campo all’interno. Non è un caso che Ribéry abbia costruito la sua carriera giocando proprio da quella parte, perché riesce a dribblare e ad avanzare senza staccare gli occhi dal pallone. Un esempio banale di come la conoscenza possa aiutare il talento».

La performance analysis che studia le prestazioni dei calciatori ha senso anche per giocatori di classe superiore come Cristiano Ronaldo o Messi?

«Sì, perché lì aiuta a capire cosa è migliorabile. Perché il giocatore perfetto non esiste. Anche il portoghese, che ritengo il prototipo dell’atleta bionico, ha dovuto lavorare tantissimo per diventare quello che è. Si è costruito giorno per giorno grazie pure alle tecnologie. Non solo fisicamente, ma anche cognitivamente. E la parte cognitiva si può allenare, anche nei bambini. Io lo chiamo il “lato invisibile del calcio”. Ma questo “percorso decisionale” viene poco inserito negli obiettivi di un allenatore. E questo è un grande peccato. C’è da ricostruire un modello metodologico nuovo. Il calcio è uno sport di situazione ed è importantissimo che un giocatore sappia leggere correttamente quello che accade per poi effettuare il giusto gesto tecnico. E la tecnologia per questo può dare una grossa mano».


Adriano Bacconi

La tecnologia è approdata nel calcio anche con l’introduzione del VAR. Cosa ne pensa di questo strumento?

«È un grande passo avanti. Ma per poter applicarlo a pieno c’è bisogno di arbitri “nativi”, ovvero che hanno costruito il proprio percorso formativo utilizzando questa tecnologia. Perché oggi è visto come uno strumento punitivo, che giudica la prestazione dell’arbitro. Il VAR resta comunque una grande conquista, perché elimina in gran parte la discrezionalità degli arbitri. D’altronde le tecnologie permettono di prendere in considerazione più aspetti nel valutare un’azione rispetto all’occhio umano».

È giusto secondo lei averne ristretto l’utilizzo nel corso dell’ultima stagione?

«Il VAR ha già cambiato il modo di giocare. Ad esempio il difensore difende in maniera diversa rispetto a due anni fa. Sono aumentate le squadre che sui calci fermi marcano a zona e i contatti sono molto diminuiti. In pratica ci si allena in maniera specifica per non farsi pizzicare dal VAR. Il suo utilizzo poi influenza la gara: da una parte le interruzioni permettono all’allenatore di dare indicazioni, mentre dall’altra fanno recuperare i giocatori dagli sforzi profusi. Il VAR sta quindi rivoluzionando il mondo del calcio e sono d’accordo che sia stato introdotto per gradi».

Come spiega le difficoltà che sta vivendo la Nazionale italiana?

«Sono difficoltà che vengono da lontano. Nel 2011 io e Roberto Baggio, che allora era presidente del Settore Tecnico della Federazione, costruimmo uno studio di fattibilità da oltre 900 pagine per rivoluzionare i modelli formativi in Italia. Io feci il giro del mondo per vedere i centri di formazione più evoluti: in Giappone, negli USA, in Belgio e anche in Svizzera. Dopo questo tour definimmo degli obiettivi prioritari che il calcio italiano doveva darsi nella formazione dei giovani giocatori. Dopo più di un anno di silenzi da parte dei vertici del calcio italiano Roberto Baggio prese atto di questo stato di stallo e si dimise. Da allora si è fatto qualcosa per la formazione, ma non abbastanza. Ancora oggi non esiste una metodologia condivisa e ogni club, fondamentalmente, fa quello che vuole. E questo non aiuta il sistema Italia perché nella maggior parte delle società prevale una visione a breve termine e tutti faticano a condividere le informazioni. Per questo l’Italia deve accontentarsi di vivere di exploit casuali. Un’arretratezza di sistema che parte dalle strutture e arriva “all’ignoranza scientifica” che porta il calcio italiano ad essere in ritardo rispetto ad altre realtà, anche più piccole, come il Belgio, la Croazia e la Svizzera, che però ottengono risultati pazzeschi con un lavoro capillare e integrato sul territorio».


Adriano Bacconi

Cosa conosce del calcio svizzero?

«Conosco molto bene Petkovic e Manicone. Sono contento stiano ottenendo ottimi risultati con la Nazionale. Vlado è una persona che a me piace molto. Quando firmò per la Svizzera abbiamo avuto diversi confronti su quale “database” e qualI tecnologie utilizzare. Ma la federazione elvetica disponeva già di sistemi evoluti. Il vostro è un sistema calcio molto più efficiente di quello italiano».

Quali progetti ha in cantiere attualmente?

«La mia metodologia si chiama Calcio4D e punta molto sulle analisi predittive. Attualmente lavoro per Infront e mi occupo dello sviluppo digitale, soprattutto nei progetti legati alle Smart Arena. Con Genoa e Samp abbiamo già lanciato l’App Fan+, portando delle novità tecnologiche che oggi nessuno ha. Ad esempio la possibilità di guardare la VAR direttamente sul telefonino. O ricevere l’autografo digitale dell’uomo partita sul suo selfie fatto sotto la curva con la dedica personalizzata. In più stiamo lavorando per creare un’App ad hoc per i tifosi che fornisce i dati evoluti in tempo reale in realtà aumentata e un nuovo software per gli allenatori, denominato Fan+, che grazie all’intelligenza artificiale filtra le informazioni live dando all’allenatore indicazioni mirate su come poter migliorare le strategie di gara.

Ulteriori informazioni su www.sportech2019.ch

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