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Il mancato incremento del teleriscaldamento un insuccesso italiano

Il mancato incremento del teleriscaldamento un insuccesso italiano

advLa soluzione al riscaldamento globale passa attraverso strategia differenziate, come il riscaldamento a distanza

Il riscaldamento globale è un problema mondiale, le cui cause derivano principalmente dal consumo di combustibili fossili con tecnologie poco efficienti. Le conferenze internazionali, da Kioto a Rio, prevedono che le nazioni diminuiscano le emissioni, ciascuna in proporzione. Anche l’Italia ha aderito agli accordi e una delle chances per raggiungere i limiti negoziati viene dal teleriscaldamento.

I numeri italiani

L’Annuario 2018 dell’AIRU, l’Associazione Italiana Riscaldamento Urbano, mostra dati allarmanti. I rappresentanti affermano: “Purtroppo, la novità di quest’anno è che di fatto non ci sono novità.”

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Le reti di teleriscaldamento in Italia coprono un’area di 4400 km ovvero 350 milioni di metri cubi, arrivando quindi a 297 centri abitati, ma l’aumento annuo è solo del 2,5%. Secondo l’AIRU le reti di teleriscaldamento hanno permesso agli italiani di risparmiare circa 510 mila tep nel 2017 e scongiurato l’emissione di 1.8 milioni di tonnellate di CO2. Nonostante questi dati appaiano incoraggianti, in realtà non lo sono a causa della costante crescita demografica, che annulla l’aumento.

Il teleriscaldamento consentirebbe all’Italia efficienza energetica, risparmiando denaro e riducendo le emissioni di CO2. L’Associazione denuncia che la rete del teleriscaldamento “a fatica si stacca dalla stasi assoluta. Quel poco che si muove, lo fa in termini di ampliamento di reti già esistenti; mancano invece del tutto nuove realizzazioni”.

Varese e Campo Tures piccole realtà estremamente green

Tra i comuni ritenuti “rinnovabili” vi è Varese, che nel 2015 ha installato un impianto termico solare connesso ad una rete di teleriscaldamento in grado di produrre tra i 450000 e i 550000 kWh/anno di energia termica: il fabbisogno di 150 appartamenti.

Nella classifica spicca anche Campo Tures, in Alto Adige, che conta 5370 abitanti. In questa municipalità l’intera richiesta di energia é soddisfatta dalla gestione locale della filiera energetica, che utilizza diverse fonti di energia rinnovabili per coprire le esigenze sia elettriche che termiche. Ovviamente, tra le tecnologie impiegate vi è anche il teleriscaldamento. La rete installata si estende per 22 km ed è connessa ad impianti a biogas da 1MWt e ad un impianto a biomassa da 14MWt.

La situazione europea

Negli stati dell’Unione Europea questa tecnologia riscalda le case di circa 60 milioni di cittadini. Altri 140 milioni di europei, poi, vivono in città connesse ad almeno un sistema di teleriscaldamento. La Heat Roadmap Europe prevede che, con adeguati finanziamenti, circa il 50% della domanda di calore in Europa potrebbe essere soddisfatta grazie al teleriscaldamento. È stato ipotizzato che se entro il 2050 la metà del fabbisogno energetico europeo fosse coperta dal teleriscaldamento, l’utilizzo di energia fossile diminuirebbe del 13%.

La posizione dell’AIRU

Sul sito dell’AIRU si afferma che il teleriscaldamento rappresenta una forma di riscaldamento ecologico, sicuro ed efficiente, che permetterebbe di evitare i costi secondari di manutenzione e di sostituzione delle caldaie a gas casalinghe. Vantaggi che verrebbero offerti ad un costo del servizio mediamente inferiore a quello del gas naturale.

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