martedì , giugno 19 2018
Home / Social Network / Guai tedeschi per Facebook, mentre su Watch si affacciano le news
Guai tedeschi per Facebook, mentre su Watch si affacciano le news

Guai tedeschi per Facebook, mentre su Watch si affacciano le news

Un tribunale di Berlino ha giudicato il social network colpevole di scarsa trasparenza in alcune pratiche di trattamento dei dati. Negli Usa, intanto, debutteranno i contenuti giornalistici nella piattaforma di videostreaming Watch.

Ancora guai tedeschi per Facebook in tema di privacy e, contemporaneamente, novità riguardanti l’impegno “giornalistico” e l’abizione di diventare una media company. I temi sono diversi ma in qualche modo contigui: l’uno ha a che fare con i dati personali degli utenti e con il loro diritto alla trasparenza; l’altro riguarda le ambizioni del social network, in parte già realizzate, di diventare un punto di riferimento per l’informazione giornalistica ospitando contenuti di editori terzi ma anche i propri. Come svelato da un gruppo di difesa del consumatore, l’impronunciabile Verbraucherzentrale Bundesverband (o Vzvb), una corte regionale di Berlino ha giudicato Facebook colpevole di diverse scorrettezze formali in tema di utilizzo dei dati personali.

 

Facebook”, ha detto Heiko Duenkel, litigation officer dell’associazione, “nel privacy center nasconde le impostazioni di default che non sono favorevoli alla riservatezza e non fornisce sufficienti informazioni a riguardo nel momento in cui un utente si registra”. Nelle impostazioni di privacy, per esempio, le voci che autorizzano i motori di ricerca a mostrare nei propri risultati pagine delle Timeline risultano spuntate, cioè abilitate. Certo, basta un po’ di attenzione per accorgersene e, volendolo, togliere la spunta, ma alle associazioni pro-privacy evidentemente questo non basta.

 

Un’altra colpa dell’azienda di Mark Zuckerberg, secondo la Vzvb e il tribunale che le ha dato ragione, è quella di non essere trasparente in merito ai dati che dal social network transitano poi su applicazioni terze, come Whatsapp e Instagram (entrambe di proprietà di Facebook). E non è piaciuto nemmeno il fatto che nell’app mobile di Facebook la funzione di geolocalizzazione risulti attiva di default. La società californiana ha reagito alla sentenza annunciando di voler andare in appello e sottolineando i cambiamenti introdotti nei propri termini d’uso dal 2015 in poi. “Stiamo lavorando solo per assicurarci che le nostre linee guida siano chiare e facili da comprendere, e che i servizi offerti da Facebook siano rispettosi della legge”, ha detto l’azienda.

 

Sul tema del trattamento dei dati personali Facebook era stata già multata lo scorso anno dal garante per la privacy francese con una sanzione da 150mila euro, con l’accusa di aver condotto con insufficiente trasparenza l’opera di raccolta in informazioni e di tracciamento degli utenti attraverso i cookie. In terra tedesca, invece, il social network ha dovuto potenziare i controlli anti-bufala per evitare le multe, fino a un massimo di 50 milioni di euro, previste dal nuovo Network Enforcement Act. Una legge nazionale che, appunto, sanziona le piattaforme Web che non contrastino efficacemente e tempestivamente sia l’hate speech sia la disinformazione. Le iniziative messe in campo contro le fake news sono ormai molteplici, dagli strumenti di segnalazione introdotti alle collaborazioni con le agenzie di fact-checking, fino ai ritocchi delle logiche di visibilità sul News Feed.

 

A proposito di informazione giornalistica, come si diceva c’è una novità da segnalare: nella sezione piattaforma di streaming video Facebook Watch, a fianco di telefilm, documentari e show originali potrebbero presto debuttare contenuti di cronaca e breaking news.

 

 

 

Lanciata la scorsa estate solo negli Stati Uniti, Watch è al momento una piattaforma acerba, che contiene un’offerta limitata rispetto a quella di YouTube. Ma è quest’ultimo, in prospettiva, il concorrente da vincere. Rispetto al prodotto di Google, quello di Facebook è più orientato alla qualità, ospitando le creazioni di videomaker e autori televisivi disposti a condividere i guadagni, e includendo funzioni tipicamente “social” (raccomandazioni, pubblicità degli show sul News Feed, calssifiche dei programmi più visti o di quelli piaciuti agli amici, eccetera). Ora, a detta di TechCrunch, nella piattaforma verrà introdotta una nuova sezione dedicata alle notizie, in particolare alle breaking news e a quelle di interesse locale: potranno fare da traino all’intera piattaforma di streaming video, inducendo gli utenti a una frequentazione più abituale, se non quotidiana. Come al solito, gli Stati Uniti saranno terreno di sperimentazione per una eventuale estensione ad altre geografie in un secondo momento.

 

C’è un’ulteriore notizia in tema “giornalistico”. Grazie a un accordo raggiunto con Apple, a partire dal primo giorno di marzo Facebook potrà testare l’opzione paywall anche sulla propria app per iOS. La sperimentazione era partita lo scorso autunno dall’app di Android, includendo molti editori interessati fra cui, in Italia, testate come Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, L’Espresso e quotidiani locali.

 

Leggi Anche

Screenshot delle storie di Instagram: non ci sarà più la notifica

Screenshot delle storie di Instagram: non ci sarà più la notifica

Le storie di Instagram sono uno dei sistemi più popolari per connettersi con altre persone …