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Giovanni Ciacci: «Il mio libro sul primo trans d'Italia (dedicato ad ...

Giovanni Ciacci: «Il mio libro sul primo trans d’Italia (dedicato ad …

Un libro, una serie tv, il coronamento di un amore. Poi, il ritorno a Ballando con le stelle. Giovanni Ciacci, che la scorsa primavera s’è tirato addosso le ire di Mario Adinolfi, scegliendo, per primo nella storia del talent, di danzare con un uomo, ricorda lo show Rai come il preludio di una vita nuova. Consapevole, stimolante, «peccaminosa» al punto da averne ispirato il primo romanzo. La Contessa – La scandalosa vita di Giò Stajano, edito da Salani, è frutto di un lavoro di ricerca lungo anni.

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Mi piacerebbe scambiare tutti i miei domani per un solo ieri… mi manca ballare e le nostre risate in sala prove quotidiane . Mi manchi amico mio , ma presto saremo di nuovo insieme …coming soon #smile #friend #ballandoconlestelle #italy #dande #friends #buongiorno @todaroraimondo #comingsoon

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Ciacci ha letto gli scritti di Willy Vaira, biografo di Stajano, e ha messo insieme il suo personalissimo romanzo, scritto, però, nelle pause, poche e affannate, che Ballando gli ha concesso. «È stato Raimondo Todaro a dover sopportarne la genesi», racconta lo stylist di Detto Fatto, grato al maestro al punto da avergli dedicato il proprio libro, cronaca dell’uomo che, senza mai aderire a qualsivoglia schieramento politico, ha fatto della libertà una raison d’être.

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Stajano, nato con la camicia, quella nera del fascismo, ha abbracciato la propria diversità. Lui, essere indomito ed eclettico, che dal Salento è scappato a Roma, ne ha fatto un punto d’orgoglio, riscrivendo, forse inconsapevole, la storia italiana. E divento quella leggenda che Ciacci, ragazzino, ricorda di aver sentito riecheggiare tra le mura dell’Alibi e del Muccasssassina. «Todaro si è sorbito la mia versione, in continuo divenire, di Stajano, mi ha supportato», spiega ancora Ciacci, che, complice una strana idea di Milly Carlucci, potrebbe ricomparire nel sabato sera di Raiuno.

Il 4 novembre, a Reggio Emilia, ballerà insieme a Samanta Togni nella prima tappa di Ballando on the road. Perché?
«Non è stata una mia decisione. La Carlucci mi ha fatto una sorpresa a Detto Fatto. Mi ha detto che, se avessi passato un provino, ballando un tango appassionato con Samanta Togni, mi avrebbe dato un ruolo in trasmissione».

Quale?
«Non saprei. Ci ho pensato su e ho concluso che non ci sono grandi verze da sfogliare. Potrei essere annoverato tra i ballerini per una notte, occuparmi dei social, entrare in giuria, oppure andare a costituire qualcosa di nuovo: una sorta di giuria popolare che faccia da contraltare a quella esistente».

Cosa si augura?
«Nulla di particolare. Per me, è una vittoria essere stato richiamato, cosa, questa, che credo non abbia alcun precedente storico. Inoltre, adesso, vorrei dedicare ogni mia energia al romanzo, in uscita il 31 ottobre».

Com’è nata l’idea di scrivere, in prima persona, un romanzo che raccontasse la vita di Giò Stajano, primo transessuale d’Italia?
«Stajano è colui che, più di tutti, ha rivoluzionato i costumi sessuali italiani. Eppure, nessuno se ne cura più. Per quel poco che ancora ne ho sentito parlare, però, ho capito che ogni cosa si riduceva alla libertà. La libertà era il carattere distintivo di Stajano e a questo personaggio straordinario ho voluto dedicare un romanzo che si snodasse attraverso otto decadi del Novecento italiano».

Il romanzo, però, si pone a mezza via tra realtà e finzione.
«Sì. Tante cose sono di Stajano, tante altre sono di Ciacci. Non ho voluto tracciare un confine chiaro, che delimitasse l’esistenza dell’uno e quella dell’altro. Ho mischiato tutto in un romanzo onirico, capace, credo, di restituire l’indole provocatoria di questo personaggio».

Cos’ha di tanto straordinario Stajano?
«È stato il primo transessuale in Italia. Lui, figlio del regime fascista, nato nel Sud Salento nel 1931, è stato il primo transessuale a fare del porno a fumetti, il primo transessuale a fare, dichiaratamente, il mestiere più antico del mondo. E prima di essere un transessuale, è stato il primo omosessuale dichiarato di Italia. Tante cose che noi, oggi, diamo per scontate le dobbiamo alle sue battaglie».

Nel romanzo, ogni capitolo inizia da una canzone. Perché?
«Nel libro, ho cercato di capire cosa sia successo sotto le lenzuola degli italiani dagli anni Venti ad oggi. E ogni cambiamento ho voluto scandirlo con una canzone che abbiano creato scandalo. C’è Testarda io di Iva Zanicchi, L’Edera di Nilla Pizzi, Orietta Berti con quella marcetta che, in realtà, racconta la chiusura delle case chiuse».

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Come sono cambiati i costumi sessuali?
«Posso dire com’è cambiata la vita degli omosessuali è cambiata. Oggi, non esistono più le caserme, che erano un grande punto di raccolta. Non esistono più i cinema a luci rosse, i giornaletti porno. Il sesso si compra su Internet».

Non c’è più trasgressione, dunque?
«La trasgressione non è, necessariamente, qualcosa di sessuale, ma, oggi, è tutto molto sfacciato. Il buio che avvolgeva gli atti peccaminosi ha ceduto il passo alla luce. Cosa, per certi aspetti, positiva. Due gay si possono baciare per strada, adesso, possono passeggiare mano nella mano».

I transessuali, oggi, rappresentano un tema di grande attualità.
«Stiamo cominciando a capire che non si tratta di un vezzo, ma di una necessità. Oggi, c’è attenzione crescente al tema, ci sono psicologi e farmaci. In passato, si era soli, si partiva in venti per Casablanca e si faceva ritorno in due. Io ho raccontato Stajano, perché ha la vita di una diva di Hollywood, ma ci sono storie tristissimi sull’argomento».

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Pensa che il suo libro possa avere un risvolto pratico, sociale?
«Mi auguro solo che possa aiutare anche un unico ragazzo a non sentirsi solo. La prima cosa che ci si trova a fronteggiare, quando ci si scopre omosessuali, è l’enorme senso di solitudine. Con questo libro, come con la mia partecipazione a Ballando, vorrei contribuire a mettere una pietruzza sulla strada del progresso».

E pensa che il pubblico sia pronto?
«No, non penso lo sia. Trovo, anzi, che a volte i più si rifiutino di guardare in faccia la realtà. Perciò, ho deciso di raccontare la storia di Stajano come si trattasse di un sogno».

Ha pensato a qualche adattamento tv?
«Stiamo chiudendo gli ultimi accordi. Da questo libro, verrà fatta una serie in otto puntate, che possa raccontare la storia di Stajano e, al contempo, uno spaccato sociale tipicamente italiano».

C’è già un cast?
«No, ma penso che, nel caso in cui il protagonista dovesse essere un uomo, Elio Germano potrebbe essere un perfetto Giò Stajano. Se, invece, dovesse essere una donna, Francesca Neri sarebbe la mia prima scelta».

In America, protestano. Dicono che i trans devono essere interpretati da trans?
«E hanno ragione. Allora Vittoria Schisano sarebbe perfetta, ma anche la stessa Vladimir Luxuria, che, in Mater natura di Massimo Andrei, è stata straordinaria. Le ho mandato il libro».

E…?
«Ancora nessuno riscontro. Ma io, che Stajano me lo immagino come una creatura sospesa tra Joan Crawford e Joan Collins, l’ho mandato anche ad Almodovar, ad Ozpetek, a Lucrezia Lante della Rovere».

Sembra quasi che ne voglia fare un prodotto internazionale…
«Non posso dire molto, ma l’idea è proprio questa».

Si aspetta qualche polemica da parte dell’ambiente politico che, lo scorso anno, ha osteggiato la sua partecipazione a Ballando con le stelle?
«Credo che le forze politiche dovrebbero pensare a mandare avanti quest’Italia sgangherata. Ad assicurarci dei diritti, non a fare polemiche. Questo è un libro che dividerà, ma a me di quello che dice Casa Pound non frega niente. Non ho voluto scrivere un manifesto politico, ma un manifesto per la libertà».

Roba per Adinolfi, insomma.
«Ad Adinolfi ne manderò una copia, così che la smetta di rompere con ‘sta storia della famiglia tradizionale».

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Stajano, dopotutto, è stato supportato dalla propria famiglia, lui che era il nipote prediletto del gerarca fascista Achille Starace. Ha fin trovato un buon riscontro nell’ambiente religioso.
«Le suorine lo hanno accolto. Ma la cosa mi manda ai matti».

Si spieghi.
«Trovo assurdo che la Chiesa a chiunque nasca uomo e poi diventi donna di farsi monaco. Cosa c’entra la religione con la sessualità? Papa Francesco lancia dei messaggi meravigliosi, c’è un’apertura, sta succedendo qualcosa. Chi è, mi chiedo, che non vuole il cambiamento?».

Me lo dica lei.
«Quel che so è che io sono devoto della Madonna di Pompei, e le suorine sempre mi accolgono come un figlio. E sì che io sono peccaminoso».

Eppure, a breve, si sposerà (con il compagno Damiano Allotta, ndr).
«Sì, e vorrei sposarmi in chiesa perché sono cattolico. Un cristiano praticante. Non trovo giusto che io non mi possa sposare seguendo la mia fede e il mio credo».

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