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Francesca Fagnani: «Viva le donne Belve»

Francesca Fagnani: «Viva le donne Belve»

La giornalista Francesca Fagnani, in onda da mercoledì 14 marzo alle 23:30 sul canale NOVE con “BELVE”

Che cos’avranno in comune l’ex brigatista Adriana Faranda, l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace e la criminologa Roberta Bruzzone? Sono tutte donne e Belve, secondo la dicitura del nuovo programma prodotto da Loft per Discovery Italia, al via sul canale NOVE da mercoledì 14 marzo alle 23.30. Un ciclo di interviste a figure femminili che hanno fatto della forza e della determinazione un modello di successo – anche se non sempre di virtù – e che rivendicano con orgoglio la propria «spietatezza».

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A intervistarle, la giornalista Francesca Fagnani, nata professionalmente sotto il segno di Giovanni Minoli, cresciuta poi tra Michele Santoro e Ballarò. E, dal 2013, anche compagna del direttore del Tg La7 Enrico Mentana.

Una, insomma, non certo nuova alle grandi personalità.

Francesca, partiamo innanzitutto dal titolo: Belve, perché?
«È un titolo che racchiude il senso che volevo dare a questa serie d’interviste: raccontare la complessità delle donne, il loro diritto a essere non amabili, prepotenti, ambiziose. Negli ultimi anni – in maniera assolutamente legittima – il genere femminile è stato rappresentato come parte “debole”. Dai femminicidi alle quote rosa al caso Weinstein sembriamo più dei panda da tutelare. Non è così. Donne e uomini hanno lo stesso talento, tanto nell’essere generosi quanto nell’essere perfidi».

Si dice che le donne lo siano addirittura di più.
«Ma non è vero. È vero invece che anche le donne hanno le stesse ombre e le stesse contraddizioni degli uomini, e spesso fanno scelte che le portano o a grandi successi o a devastare le vite altrui. Ci sono donne determinate, prevaricatrici, maledette – non solo cattive per difesa – che rivendicano il diritto a esserlo. E la partirà passa anche da qui».

A tutte le sue intervistate è piaciuta la definizione di «Belva»?
«Ci sono state reazioni differenti: una, di cui ovviamente non farò il nome, mi ha suggerito di chiamare il programma In gamba; alla Bruzzone, invece, il titolo Belve non bastava, voleva aggiungere “assetate di sangue”».

Qualcuna che ci fa e non ci è?
«Per alcune ho avuto una sensazione diversa da quella che mi aspettavo: Giuliana De Sio, per esempio, è stata simpaticissima, mi ha fatto così ridere che quasi non riuscivo ad andare avanti; Alessandra Mussolini che nei talk show sembra una guerriera, sempre pronta a litigare, ha tirato fuori un’umanità inattesa. Non che non sia una lottatrice, ma non così belva».

Bernardini De Pace?
«Ha fatto da apripista in un settore – quello degli avvocati divorzisti – che praticamente non esisteva, facendosi strada con le unghie e con i denti. Oggi il 70 percento dei suoi clienti sono maschi. Questo insegna che non bisogna aspettare le quote rosa, le quote rosa sono una finta uguaglianza, una gentile concessione dell’altro sesso. Io preferisco un’Angela Merkel a cinquanta candidate italiane che non sono all’altezza e con la loro inadeguatezza finiscono per non onorare la causa».

Dei movimenti femminili scaturiti dallo tsunami Weinstein che cosa pensa?
«Come prima lettura dico ben venga: hanno scoperchiato un sistema, e difficilmente si potrà tornare indietro. D’altra parte, però, non si possono mettere sullo stesso piano persone che subiscono molestie, violenze a cui è impossibile ribellarsi e un certo opportunismo di chi comunque ha la possibilità di scegliere tra il rischio di non fare carriera e l’accettare  un’avance, una molestia… Comunque è una scelta: se fa premio la paura di non fare carriera rispetto allo schifo che puoi sentire addosso con quelle mani non sei una vittima, lo hai scelto. Quello è un maiale, fa schifo, è un porco: tutto gli possiamo dire, però tu hai accettato».

Avere donne al potere aiuterebbe davvero?
«Io donne e uomini li metto sullo stesso piano. Se da ragazzino t’insegnano che cosa è il rispetto, a certe degenerazioni non ci arrivi. È un fatto culturale più che di potere».

Belve «impossibili» che le sarebbe piaciuto intervistare?
«Maria la Sanguinaria. Ma anche la strega di Biancaneve. Anzi no, la strega di Biancaneve no perché era una rosicona e le rosicone non mi piacciono».

Lei ha lavorato con Santoro: una «belva» pure lui?
«Ma no, direi di no. Certo non è docile, come del resto lo sono tutti i grandi caratteri».

Lei con un grande carattere ci convive pure. Difficile?
«Mi sono allenata sul lavoro dall’inizio, ho fatto tantissima palestra: diciamo che ho una buona preparazione atletica che mi aiuta anche a casa (ride)».

Perché, tra una maratona e l’altra riuscite anche a vedervi?
«Ma sì, in Italia si vota poco: ‘ste maratone durano tanto, so’ lunghe ma non ci sono così spesso».

E lei le segue?
«L’ultima io la facevo da Matrix, alto tradimento! E quindi no, non l’ho seguita: leggevo Twitter e mi aggiornavo».

Curiosità: è amica della «povera» Alessandra Sardoni, l’inviata idolo del web?
«La trovo meravigliosa. Una delle giornalista più brave e preparate che abbiamo in Italia. E anche lei è molto allenata, certo».

Consigli per questo debutto il suo compagno gliene ha dati?
«No, no. Non s’impiccia».

Siete insieme dal 2013, eppure prima d’oggi non eravate mai usciti «allo scoperto».
«Perché siamo persone riservate, con una vita normalissima. Niente vita mondana, niente red carpet. Ma sulla nostra storia non c’è stata alcuna segretezza: se ne parlo oggi è solo perché me lo chiedono nelle interviste».

Stavo quasi per dimenticarmene: lei si sente una belva?
«Sono un’aspirante belva. La verità è che ho fatto questo programma per imparare».

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