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Editoria, Google presenta le Storie su Amp

Editoria, Google presenta le Storie su Amp

AMP Stories

Ormai, se non hai le Storie, non sei nessuno. Google svela la novità dedicata agli editori che potranno pubblicare contenuti del tutto simili alle Storie di Snapchat (che le ha inventate) e di Instagram (che le ha ulteriormente diffuse): struttura principalmente visuale, formato mobile-friendly.

La novità riguarda le Amp (Accelerated Mobile Pages), cioè le pagine super veloci lanciate nel 2015 e realizzate proprio insieme agli editori per migliorare le prestazioni del mobile web, riducendo di molto la velocità di caricamento.

“Dai dispositivi mobili, gli utenti sfogliano molti articoli, ma solo con pochi vanno in profondità. Immagini, video e grafiche aiutano gli editori ad accaparrarsi l’attenzione dei loro lettori il più velocemente possibile e continuare a tenerli coinvolti attraverso un’informazione visuale immersiva e di facile consultazione” si legge nel post ufficiale.

E infatti sono già abbastanza i nomi dell’editoria coinvolti nell’elaborazione del formato sin dalle prime fasi di sviluppo: CNN, Conde Nast, Hearst, Mashable, Meredith, Mic, Vox Media, e The Washington Post.

Unico neo, al momento, è l’impossibilità di incorporare pubblicità nelle Storie Amp: Google ha detto di essere al lavoro per consentirlo, ma non ha fornito dettagli sulle tempistiche.

Sviluppare il nuovo formato appoggiandosi al progetto Amp – che un anno fa si presentava anche nella sua versione Lite – era l’unico modo per garantire le prestazioni che gli utenti sono abituati a utilizzare nelle app native, abbattendo peraltro i costi di avvio che per piccole realtà editoriali potrebbero essere proibitivi.

Gli utenti potranno trovare le Storie cercando uno degli editori partecipanti su Google o da un link a una versione di prova delle storie su un browser mobile (come quelli qui sopra). Google monitorerà le reazioni alla novità di AMP nei prossimi mesi e valuterà l’opportunità di integrarle in maniera più consistente nella ricerca, il che potrebbe tradursi in una sezione separata per le storie di AMP su una pagina dei risultati di ricerca di Google.

La tecnologia AMP non sarà sfruttata solo per l’elaborazione delle Storie. Un altro annuncio infatti rivela la possibilità per gli sviluppatori di utilizzarla all’interno delle email attraverso la Gmail Developer Preview dedicata (cioè “AMP for Email”).

Come si traduce nella pratica? L’idea è quella di consentire agli utenti di espletare alcune funzioni direttamente all’interno della casella di posta, senza dover seguire link e aprire schede di navigazione altre. A dare un assaggio di quello che succederà in futuro sono le aziende che già stanno sviluppando contenuti ad hoc, come Pinterest, Booking.com e Doodle. Sarà possibile, per esempio, muoversi tra le schede di Pinterest, vedere informazioni aggiuntive su un hotel o aderire a un evento in calendario direttamente all’interno del corpo mail.

Questa previsione interattiva delle email, che porterà le applicazioni dentro ciò che fino ad ora è stato uno spazio per il testo e poco altro, allegati inclusi, non è vista di buon occhio da tutti: TechCrunch per esempio si è speso in un’analisi delle ragioni per cui le email sono sempre state statiche e del perché tali dovrebbero rimanere. Si rischia di confondere la comunicazione, scopo primario della posta elettronica, rimasta se stessa sopravvivendo a decenni di nuove tecnologie, con l’azione, scrive Devin Coldewey.

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