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Deltatre, la Silicon Valley dello sport è italiana

Deltatre, la Silicon Valley dello sport è italiana

Passaggi sbagliati, riusciti, possesso palla, tempo di gioco effettivo e persino chilometri percorsi da ogni singolo calciatore in campo. Dietro a quelle statistiche che tutti noi leggiamo all’intervallo o alla fine di una partita di calcio, talvolta distrattamente talvolta imbastendo una chiave di lettura che giustifichi i meriti o i demeriti di una squadra, non ci sono solo dei computer. C’è un team di persone che contano e verificano tutto ciò che poi vediamo racchiuso in un numero e che scorriamo in pochi secondi: è la squadra di Deltatre, società italiana fondata a Torino 33 anni fa ma ormai con basi operative in mezzo mondo, da dove offre a leghe e federazioni sportive e a broadcast italiani e internazionali un universo – spesso sommerso – di servizi legati alle dirette di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi, il calcio, ma anche il tennis, il football americano, il golf, il nuoto e il rugby.  

“Ogni anno quello che facciamo viene visto da 3-4 miliardi di persone”, racconta il fondatore e amministratore delegato Giampiero Rinaudo, che ricorda ancora gli inizi, quando la tecnologia ancora non aiutava un lavoro che è rimasto in parte manuale ma che all’inizio lo era a tutti gli effetti: “Abbiamo iniziando cronometrando praticamente con carta e penna le gare di sci alpino, di atletica e di Formula 1, attraverso una collaborazione con Olivetti che all’epoca aveva un contratto di sponsorizzazione tecnica con quelle competizioni”. Una realtà, quella di Deltatre, nata con le statistiche ma che ora fa molto di più, grazie a una tecnologia che soprattutto negli ultimi anni ha rivoluzionato il modo di vedere lo sport: non solo in tv ma anche in streaming e su qualsiasi device, ovunque e in qualsiasi momento. “E’ diventata quasi un’offerta come quella di Netflix per film e serie tv”. In Italia la Netflix del calcio è da poco arrivata con Dazn, di cui Deltatre cura l’interfaccia. “Del resto lo sport è da sempre legato alla tecnologia: la tv a colori è nata con i Mondiali di calcio”. 

Definire oggi il raggio d’azione di Deltatre, che di recente ha acquisito l’australiana Massive Interactive formando un gruppo da 130 milioni di fatturato e mille dipendenti distribuiti soprattutto a Torino e Londra ma anche in luoghi più remoti come Bielorussia e Utah, è persino complicato. Si potrebbe provare con un acronimo, OTT, che sta per piattaforma over-the-top e include tutti i servizi legati a Internet e destinati ai contenuti televisivi, in questo caso sportivi: statistiche ma anche soluzioni end-to-end a 360 gradi con user experience altamente profilata e dunque interfacce, grafiche, siti, applicazioni, clip video o anche sistemi di supporto per telecronisti e arbitri, come accade nel caso del calcio con il Var. “Il Var non lo facciamo noi, ma ci occupiamo del Var Communication System e cioè della trasmissione delle operazioni del Var in tv e sui monitor di stadio e tribuna stampa, per far vedere in diretta a pubblico e addetti ai lavori, oltre che ai telespettatori, quello che sta accadendo. Abbiamo iniziato la scorsa estate in Russia e ora questa novità è arrivata anche nella massima competizione europea per club”. 

Eventi appunto da miliardi di spettatori, che guardano tutti la stessa grafica, uno dei prodotti confezionati da Deltatre: nel caso del calcio direttamente dalla base di Torino, nel caso degli altri sport a seconda dei fusi orari più favorevoli. Una produzione di contenuti praticamente h24, grazie a una pattuglia di giovani informatici appassionati di sport e capace di interagire con le tecnologie più avanzate: le statistiche del calcio vengono acquisite attraverso telecamere speciali, piazzate nello stadio, spesso dalla tribuna o da un punto alto per avere una visuale più ampia, in modo che il software riveli le posizioni dei giocatori, i loro spostamenti e quelli del pallone. “Sul posto mandiamo quattro ragazzi, che già alla vigilia si preoccupano di preparare le attrezzature: due di loro seguono la partita dalla tribuna, altri due da un van, proprio come una troupe televisiva”. Una troupe televisiva però “invisibile”, di cui nessuno si accorge perché i contenuti passano direttamente ai siti e alle app delle federazioni e delle organizzazioni sportive, o in tv sui principali broadcast italiani ed internazionali.

Non c’è però solo la tecnologia: come detto, il lavoro degli inviati e delle macchine viene minuziosamente controllato in tempo reale da altri giovani in carne ed ossa che armati di joystick tipo Playstation, scandagliano le partite rivedendo al replay tutto ciò che c’è da rivedere e confezionando i dati definitivi in tempo pressoché reale, in modo da passarli alle tv e ai siti Internet. Su ogni partita lavorano al desk altre tre persone, ognuna con un ruolo diverso: uno di loro, ad esempio, con l’ausilio del tracking delle telecamere dallo stadio conta ogni singolo tocco di palla di ogni singolo calciatore in campo, cliccando sul joystick come se la partita la stesse giocando. Poi c’è un altro team che elabora contenuti cotti e mangiati da mandare ai media: si tratta di un insieme di singole clip, che poi vengono scelte e montate dalle varie tv e diventano i famosi highlights di cui possiamo godere in tempo praticamente reale, negli intervalli o pochi minuti dopo il termine degli incontri. “Nella nostra base di Torino l’età media è di 36 anni, considerando però anche i capi. Le postazioni sono 83 e siamo in grado di gestire tantissimi eventi in contemporanea. Il top è quando ci sono i gironi delle competizioni europee per club, con fino a 24 partite all’interno della stessa serata”. 

A Deltatre si lavora quasi giocando e il proprio lavoro è visto da miliardi di persone, ma sorprendentemente questo non basta a convincere i giovani italiani; nemmeno quei tanti, tantissimi nativi digitali e appassionati di calcio o di altri sport. E proprio nell’Italia della disoccupazione giovanile, l’azienda conferma quello che sembra essere un paradosso: “Sarà perché non siamo abbastanza conosciuti, ma non troviamo abbastanza talenti da assumere in Italia. Il fatto di aprire tante sedi all’estero è stata talvolta una scelta forzata: non era per i costi, avremmo anzi preferito crescere qui ma non è stato possibile, anche perché cerchiamo livelli di specializzazione tecnica piuttosto elevati, e questo può rappresentare un deterrente. Le dico solo che qui a Torino abbiamo 65 posizioni aperte, cerchiamo skill informatiche ma non solo”. Eppure un ambiente più cool, in Italia, è difficile da trovare: si partecipa alla produzione dei più grandi eventi sportivi all’interno una piccola Silicon Valley. “Abbiamo collaborazioni tecnologiche anche di alto livello, sull’Intelligenza artificiale ad esempio, con Google e Microsoft”. Fatevi avanti.

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