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Cosa sanno i Millennials dei rischi del sesso e come s'informano

Cosa sanno i Millennials dei rischi del sesso e come s’informano

Raramente accade che dei rappresentanti istituzionali vadano a proporre letture della realtà più critiche e finanche pessimistiche di quelle che emergono da ricerche demoscopiche ed indagini scenaristiche (commissionate da soggetti pubblici e privati): eppure, questo è curiosamente accaduto questa mattina a Roma, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, in occasione della presentazione della ricerca curata dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), commissionata dalla multinazionale farmaceutica specializzata in vaccini Sanofi Pasteur-Msd (ma con un “supporto non condizionante”, come s’usa precisare in questi casi), annunciata con un titolo accattivante (che ci ha stimolato ad assistere all’evento), “Millennials e vaccinati? Cosa sanno i nativi digitali dei rischi della sessualità”, ma in verità con un “focus” su altro, come chiarisce il titolo del rapporto: “Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia”. L’indagine si è concentrata sulla nuova generazione dei “giovanissimi”, così intendendo dai 12 ai 17 anni, e dei “millennials” più giovani, così intendendo i giovani dai 18 ai 24 anni.

Walter Ricciardi, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), la cui competenza tecnica su queste materie e l’apprezzabile atteggiamento irrituale abbiamo già avuto chance di apprezzare (ne abbiamo scritto su queste colonne: vedi “Key4biz” del 19 maggio 2015, “Sanità a rischio crash: urgenza ‘digitale’ per salvare la nave”), ha infatti sostanzialmente “smentito” la lettura complessivamente proposta da Concetta (Ketty) Vaccaro, Responsabile Politiche Sociali e Salute del Censis: la situazione nel Paese reale è più grave di quella fotografata dall’istituto di ricerca fondato da Giuseppe De Rita, considerando che patologie sessualmente trasmesse come la gonorrea e la sifilide registrano incrementi impressionanti, con livelli che sono il doppio o addirittura il triplo rispetto a quelli di pochi anni fa.

Ma che “lettura” dei fenomeni ha proposto Vaccaro? Anzitutto, alcuni dati di base: il 44 % dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La quota sale al 79 % tra i 22-24enni. L’età media al “primo rapporto” sessuale è di 16,4 anni, mentre 17,1 anni è l’età media al primo rapporto “completo” (così intendendo convenzionalmente…con “penetrazione”). Rispetto ad una ricerca Censis dell’anno 2000, l’età media in cui i maschi vivono queste prime esperienze è rimasta sostanzialmente immutata, mentre è scesa di quasi un anno quella delle femmine. Queste sono le percentuali nelle varie classi di età, rispetto ai “rapporti sessuali non completi”: hanno avuto rapporti il 13 % dei 12-14enni, 33 % dei 15-17enni, 70 % dei 18-21enni, 80 % dei 22-24enni. Complessivamente, la macro-classe dei 12-24enni è a quota 51,2 %.

Il 93 % di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare “sempre attento” per evitare gravidanze, ed una quota minore, il 75 % si protegge “sempre” per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

La distinzione tra “contraccezione” e “prevenzione” non è molto chiara tra i giovani: il 71 % usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 18 % dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di “prevenzione” piuttosto che tra i mezzi di “contraccezione”.

Quasi la totalità dei giovani italiani di 12-24 anni (il 94 %) ha sentito parlare di infezioni e malattie “sessualmente trasmesse”. Solo il 6 % complessivamente non ne ha mai sentito parlare, quota che sale al 19 % tra i giovanissimi di 12-14 anni. È l’Aids, come prevedibile, la patologia che viene maggiormente citata, con una quota del 90 % dei circa 1.000 intervistati. Solo il 23 % indica la sifilide, il 18 % la candida, il 16 % il papilloma virus, e percentuali tra il 15 % e il 13 % la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale.

Tra le “fonti di informazione” sulle infezioni sessualmente trasmesse, è preponderante il ruolo dei “media” (tv, riviste, internet), utilizzati dal 62 % (in dettaglio: 37,6 % tv + internet e siti 22,1 %, social network e blog e forum 16,1 %, libri e riviste 12,2 %). Poi viene riconosciuto come significativo il contributo della “scuola”, con una quota del 54 %, ma con differenze rilevanti tra le diverse aree geografiche del Paese: si passa da oltre il 60 % al Nord al 46 % e 48 % al Centro ed al Sud.  Censis precisa opportunamente che, in queste percentuali, “il totale è diverso da 100 perché erano possibili più risposte”.

Più in dettaglio, rispetto alle “fonti di informazione”, si legge alle pagine 25 e 26 del rapporto Censis: “Guardando alle fonti da cui i giovani hanno appreso le informazioni di cui dispongono sulle infezioni e malattie sessualmente trasmesse, più della metà indica di averne sentito parlare a scuola (53,8 %) e si rintracciano profonde differenze in base all’area geografica di residenza, con i rispondenti del Nord Ovest e del Nord Est che indicano di aver appreso queste informazioni a scuola (rispettivamente 60,0 % e 66,1 %) più ampiamente dei rispondenti del Centro e del Sud e Isole (rispettivamente 46,1 % e 47,9 %). Cita la scuola anche il 63,3 % di coloro che hanno da 18 a 21 anni e il 49,8 % di chi ha da 22 a 24 anni. Tra le fonti più citate anche la televisione (37,6 %), in particolare per le ragazze (40,5 %) e per i rispondenti maggiorenni (il 47,3 % tra coloro che hanno da 18 a 21 anni e il 45,0 % tra chi ha da 22 a 24 anni); il gruppo dei pari composto da fratelli, cugini, amici, il ragazzo o la ragazza (37,3 %), per gli adolescenti da 15 a 17 anni (50,5 %) e maschi (40,8 %); i genitori e parenti adulti (36,3 %) soprattutto per i ragazzi più piccoli da 12 a 14 anni (62,6 %)”.

Stupisce un po’ osservare che, se la “scuola” è la prima “fonte di informazione” sulle infezioni sessualmente trasmesse (54 %), è la vecchia (e nuova!) “televisione” ad aggiudicarsi il secondo posto nel “ranking”, con il 38 %, venendo prima dei “pari” (ovvero amici, fratelli, sorelle, ragazzo/a). Si legge infatti “significativo è anche il ruolo delle rete, con il 22,1 % dei rispondenti che indica di aver acquisito su siti specializzati le informazioni sulle infezioni e malattie sessualmente trasmesse, in particolare i ragazzi da 18 a 21 anni (29,0 %) e da 22 a 24 anni (32,9 %). Sulla rete, oltre alla consultazione dei siti specializzati sul tema, non trascurabile è anche il ruolo giocato da fonti non specialistiche: il 16,1% menziona infatti i social network, i forum e i blog come fonti da cui sono state attinte le informazioni acquisite, e anche in questo caso si tratta più spesso dei più grandi (rispettivamente il 22,3 % e il 20,9 %)”.

Secondo questi dati, “tv” batterebbe “web” quasi 2 ad 1 (37,6 % vs 22,1 %), ma in verità una qual certa confusione tassonomica emerge, perché al 22,1 % classificato da Censis come “internet, siti specializzati”, andrebbe giustappunto aggiunto un 16,1% rappresentato da “internet, social network, blog, forum”, il che porterebbe il totale della rete a 22,1 + 16,1 = 38,2 %, ovvero mezzo punto percentuale superiore rispetto alla fonte “televisione”, (che è giustappunto a quota 37,6 %).

Siamo perplessi: peraltro, da ricercatori (prima che da giornalisti), invitiamo sempre alla massima prudenza nel trattamento di questi dati, perché c’è sempre il rischio di qualche…buccia di banana, con queste numerologie: per esempio, nel rapporto Censis, alle pagine 17 e 18, le figure 3 e 4, intitolate “Intervistati che hanno avuto rapporti sessuali non completi, per età”, ed “Intervistati che hanno avuto rapporti sessuali completi, per età”, presentano – curiosamente – esattamente, al primo decimale dopo la virgola, gli stessi risultati percentuali (ma forse, in questo caso, si tratta di un refuso redazionale o di un errore grafico).

Ranieri Guerra, Direttore Generale della Dg Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, ha proposto anch’egli una interpretazione preoccupante dei fenomeni in atto: “Le infezioni sessualmente trasmesse costituiscono un insieme di malattie molto diffuse che interessano milioni di individui, ogni anno, in tutto il mondo. Hanno un forte impatto sia a livello individuale che di sanità pubblica e, tra l’altro, favoriscono l’acquisizione e la trasmissione dell’Hiv. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 e il decreto ministeriale sui nuovi Lea (i “livelli essenziali di assistenza”, n.d.r.) prevedono la vaccinazione Hpv (l’acronimo di “papillomavirus umano”, n.d.r.) nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso rispetto allo scenario precedente”. Guerra ha richiamato più volte il “rumore di fondo” che viene prodotto dal web, in assenza di istituzioni di riferimento. I giovani, dopo essere usciti dalla “tutela” del pediatra, raramente entrano in contatto con il medico di base, e quindi finiscono spesso per “autogestire” le informazioni in materia di salute, e specificamente in materia di sessualità.

Andrea Lenzi, professore ordinario di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma (ma si ricordi che è anche Presidente del Consiglio Universitario Nazionale – Cun), ha presentato i risultati di un’indagine sul campo, realizzata Amico Andrologo – Fondazione per il Benessere in Andrologia, su un campione dieci volte più ampio di quello del Censis (oltre 10mila intervistati, in profondità e “de visu”), ed ha mostrato dati anch’essi sicuramente meno “positivi” rispetto a quelli presentati da Vaccaro: “l’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle è tra i principali problemi. La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno derivano infatti dagli amici, seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di papillomavirus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore”. Come si osserva, le “fonti di informazione” che emergono dalla ricerca della Fondazione Amico Andrologo non sembrano sintonici con quelli del Censis.

Walter Ricciardi ha ricordato poi come “il nostro ‘Telefono verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse’ (che nel giugno 2016 ha compiuto 29 anni, n.d.r.) riceve oltre 1.000 chiamate al mese: di queste solo il 10 % proviene da parte di giovani (15-24 anni), che risultano avere poche informazioni corrette sulla prevenzione di queste patologie, e pensano che siano un problema legato a determinate fasce di popolazione, e non causate da comportamenti a rischio. Ciò richiama l’importanza di attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani, per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro”. Il Presidente dell’Iss ha anche segnalato che tra dieci giorni (il 18 febbraio) “sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019: è il piano vaccini più ampio ed inclusivo al mondo, ed ha suscitato estremo interesse a livello internazionale. Il piano entrerà immediatamente in vigore, ma andrà poi recepito dalle singole Regioni: ognuna, infatti, dovrà incassare il finanziamento nazionale, ed organizzarsi per utilizzarlo al fine di garantire le coperture vaccinali previste. Ci auguriamo che possa essere reso operativo quanto più rapidamente possibile, perché contiene un’offerta gratuita molto ampia, di cui potranno beneficiare tutti i cittadini, dai neonati agli adolescenti agli anziani”. Ricciardi ha però anche evocato “i rigurgiti corporativi” dell’Ordine dei Medici, rispetto all’opportunità di pratiche di vaccinazione “di massa”, che potrebbero essere saggiamente messe in atto anche presso le scuole ed i luoghi di lavoro, come avviene in Paesi più evoluti del nostro…

Complessivamente, una senza dubbio utile occasione di dibattito, moderata con eleganza dalla collega Annalisa Manduca (giornalista di Viale Mazzini, già a “Check-up” e “La vita in diretta” in tv, e poi a “Life – Obiettivo Benessere” su Radio 1 Rai).

In rappresentanza del committente, è intervenuta Nicoletta Luppi, Presidente ed Amministratore Delegato di Msd Italia, la quale, anche nel ruolo di “madre”, ha lamentato l’assurdità italiana, per cui in alcune Regioni alcune vaccinazioni sono obbligatorie e gratuite, ed altre no. Si legge nel rapporto Censis, per esempio, che “il campione è composto da ragazzi e ragazze da 12 a 24 anni e il vaccino contro l’Hpv è stato reso disponibile gratuitamente e con chiamata attiva dal 2008 per le ragazze nel corso del dodicesimo anno di vita (dal compimento degli 11 fino al compimento dei 12 anni). Dal 2015, diverse Regioni italiane hanno, inoltre, esteso l’offerta gratuita e attiva del vaccino anche ai maschi nel dodicesimo anno di vita”. Sperequazioni ed asimmetrie incomprensibili, almeno secondo la logica ed il buon senso…

Al di là del consesso istituzionale, purtroppo la voce della “politica” non è giunta, in quanto era annunciata ed attesa la senatrice Emilia Grazia De Biasi (Presidente della XII Commissione, Igiene e Sanità), ma evidentemente non ha avuto chance di intervenire.

Quel che emerge, ancora una volta, è la necessità che la “mano pubblica” intervenga nel settore, almeno a livello informativo e culturale: la “scuola” è agenzia di socializzazione importante, non meno della “famiglia”, ma riteniamo che lo Stato dovrebbe promuovere campagne di sensibilizzazione, e costruire siti web istituzionali di gran qualità – in primis, il Ministero della Salute – cui i cittadini possano guardare con sicurezza e serenità, certi della affidabilità delle informazioni offerte e della loro validazione scientifica. Altrimenti, negli anni a venire aumenterà senza dubbio sia il “rumore di fondo” sia la “spazzatura web”. La Ministra Beatrice Lorenzin ci sembra assolutamente sensibile alla materia (vedi “Key4biz” di ieri l’altro 6 febbraio, “Cyberbullismo: imporre il riconoscimento dell’età del bambino in Rete”) e ci auguriamo di poter presto osservare suoi interventi concreti e decisi: come dire?! la sanità pubblica ovvero l’informazione sulla salute non può essere affidata agli algoritmi arcani dei “social network”!

Non ci vorrebbe molto per intervenire con efficacia, se si passasse finalmente “dalla teoria alla pratica”, rispetto alla tanto decantata digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni italiche.

 

Clicca qui, per leggere il rapporto di ricerca “Conoscenza e prevenzione del papilloma virus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia”, realizzato da Censis per Sanofi Pasteur-Msd, presentata questa mattina (8 febbraio), in occasione della conferenza “Millennials e vaccinati? Cosa sanno i nativi digitali dei rischi della sessualità” presso il Senato della Repubblica.

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