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Cosa non dobbiamo mai accettare da un uomo che dice di amarci

Cosa non dobbiamo mai accettare da un uomo che dice di amarci

Claudia è una donna come tante altre, unica e speciale. Colta, autonoma, determinata e libera, una sera incontra un uomo, che lei chiama Barbablù, e la sua vita entra in un tunnel buio. Inizia a vivere un amore malato e pericoloso, all’insegna dell’ossessione e del controllo, che ogni giorno la spegne sempre di più, togliendole la voglia di fare, di credere e di sperare. Narciso e manipolatore, l’uomo che dice di amarla, la ferisce nel corpo e nell’anima, la stritola e ne annienta la personalità. Ma quando si tocca il fondo, il pavimento può diventare la leva per rialzarsi. Così Claudia, durante una delle tante discussioni furibonde, all’improvviso vede negli occhi di lui lampi di odio puro e finalmente si spaventa. Da lì inizia la sua rinascita: chiede aiuto per la prima volta, alle amiche, alle volontarie e alle psicologhe dei centri antiviolenza, per scavare nel proprio passato e capire cosa l’abbia resa succube di un compagno violento. Un viaggio lungo e doloroso verso la guarigione, per riuscire a ricostruire se stessa, per ritrovare la capacità di amare. È questa la storia scritta sotto forma di diario da Valeria Bennati, nel suo ultimo libro “Gocce di veleno”, edito da Giunti. Un romanzo duro forte, sincero e necessario che l’autrice dedica alle donne maltrattate “perché ritrovino la forza di alzare la testa e di abbandonare per sempre il loro Barbablù”. La violenza fisica e psicologica contro le donne è, purtroppo, un fenomeno ancora troppo ampio e troppo diffuso. “Secondo l’indagine Istat pubblicata nel 2015, sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, praticamente una su tre. Le vittime di violenza psicologica risultano essere il 26.4% (4,4 milioni di donne) della popolazione femminile in coppia. È da sottolineare, inoltre, come la violenza psicologica risulti più diffusa tra le più giovani: il 35% per le 16-24enni rispetto alla media del 26,4%” commenta Evelina Molinari, psicologa, psicoterapeuta e consulente presso l’associazione FARE X BENE Onlus, un’organizzazione no profit che fornisce accoglienza, assistenza legale e psicologica nei confronti delle vittime di abusi e di violenze, promuovendo progetti di prevenzione nelle scuole sull’educazione alle differenze di genere, discriminazioni, bullismo e cyberbullismo. In occasione del 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo parlato con l’esperta per capire quali sono i campanelli d’allarme di una relazione malsana, per aiutarci a capire quando un amore non è amore. Perché spesso quando ci innamoriamo, non riusciamo a leggere sempre in modo lucido i reali comportamenti dell’altro, confondendo atteggiamenti sbagliati con attenzioni affettuose, visto che certe volte il confine è così sottile che non ce ne rendiamo conto. Come quando il nostro lui ci denigra pesantemente davanti agli altri, buttandola sullo scherzo. Oppure trasforma la gelosia in un’ossessiva forma di controllo. Ci sono dei comportamenti che non vanno mai tollerati e fatti passare per normali: eccone dieci che non vanno assolutamente accettati e che, se ripetuti nel tempo, possono mettere in pericolo il tuo benessere, la tua stabilità emotivo-affettiva e in alcuni casi anche la tua vita.

Spesso i comportamenti di abuso da parte del proprio partner sono difficili da individuare, perché sono camuffati da atteggiamenti affettuosi, che ci fanno credere che è la sua modalità di dimostraci il suo amore Come si fa a smascherarli?
“Quando si inizia una relazione, anche quella che poi si dimostra patologica, o addirittura pericolosa, tutto è “normale”, anzi, magari anche fantastico. Difficilmente un uomo si presenta al primo appuntamento dimostrandosi irrispettoso, e se lo facesse, probabilmente, non ci usciremmo più. Inoltre è importante sapere che non è semplice identificare questi tipi di uomini, perché si ha spesso un’idea stereotipata della persona violenta che non sempre rispecchia la realtà. Sono partner che all’inizio della storia si mostrano affabili, gentili, simpatici, capaci in ambito lavorativo e stimati da amici e parenti. Ci sono però, atteggiamenti definiti “campanelli di allarme” che dobbiamo sapere leggere. Come? Solo se si conoscono, si possono riconoscere e questo ci può aiutare a porre la dovuta attenzione. Se prendi atto dell’esistenza di comportamenti che si “travestono d’amore”, li puoi distinguere e attuare con le dovute precauzioni. La ricerca di attenzioni e di affetto, in una società che promuove modelli relazionali caratterizzati dalle diverse forme di violenza, porta a non saper più individuare cosa sia veramente l’amore. Le avvisaglie principali sono tutte le forme di prevaricazione, mancanza di rispetto e abuso che lui manifesta anche nella quotidianità in atteggiamenti quali: l’eccessivo controllo su di te, la tua vita e il tuo modo di essere; se mette in discussione le tue capacità con offese e disappunto; ti fa sentire in colpa di tutto ciò che accade e che per lui non va bene… Questi sono atti con cui il partner manifesta la sua idea di superiorità verso di te, verso la figura femminile, mancandoti di rispetto. Dimostra in questo modo non amore, ma possesso. Però il possesso è lecito solo verso un oggetto”.

Qual è la difficolta più grande che si ha nel vedere che è abuso e non un atto d’amore?
“Nell’immaginario collettivo quando si parla di violenza o abuso, questi sono connotati con la violenza fisica. In realtà la violenza ha diverse facce e può essere di diversa natura: verbale, psicologica, economica, sessuale, attraverso i social network, stalking, e infine quella assistita, cioè quella subita dai figli/e la cui coppia genitoriale si relaziona in modo violento. Ecco quindi che spesso non riconosciamo o omettiamo certe forme di violenza che possono esserci inflitte. Inoltre l’aggressione da parte del partner provoca un senso di tristezza e di impotenza nella donna che la subisce e che la immobilizza. L’amore che si prova per il proprio compagno è sicuramente un deterrente nel riconoscere le diverse forme di abuso, ma ad aggravare la confusione che si genera dopo aver subito una violenza, sono le scuse da parte del proprio carnefice, una dinamica che si articola in due fasi. Nella prima, denominata “delle scuse e delle attenzioni amorevoli”, l’uomo chiede perdono e si dimostra “dolce, attento e premuroso” per farsi assolvere. È frequente che il partner faccia regali, promesse dicendo che “farà tutto il possibile per cambiare”, affinché la compagna non lo lasci e si separi da lui. Sono usuali, anche, le minacce di suicidio. La donna si trova di fronte l’uomo affascinante e amorevole, come nei primi periodi della relazione, così lo riaccoglie e crede alle sue false richieste d’aiuto per cambiare, pensando di essere l’unica in grado di poterlo aiutare e salvare. Nella fase successiva, detta di “scarico della responsabilità”, l’uomo attribuisce la colpa del suo comportamento a cause esterne, come il lavoro stressante, la situazione economica, etc., e soprattutto alla donna che lo ha provocato o ha fatto qualcosa che giustifichi la sua nuova aggressione. In questo modo nella donna prevale il senso di colpa per non essere stata come l’uomo voleva o si aspettava. Tutto ciò consolida all’interno della coppia lo squilibrio relazionale tra l’uomo che abusa e la fiducia in lui riposta dalla compagna”.

Una volta capito che non è amore, qual è il comportamento da attuare?
“Il percorso che intraprende una donna per comprendere e ammettere quello che le sta accadendo è doloroso e faticoso. Bisogna abbandonare il proprio progetto di vita, cercare di soddisfare la necessità di capire perché sia successo proprio a me. Perché non ci si è rese conto prima di quanto stava succedendo, per alcune anche di elaborare il senso di colpa. Questo determina spesso la necessità di un supporto psicologico da un lato, con l’attuazione di un percorso che porti la donna a comprendere cosa sia per lei meglio fare, dando sostegno, sicurezza a se stessa, per arrivare a pensare in modo obiettivo. Dall’altro lato serve un supporto legale. Oggi ci sono studi e professionisti specializzati nel seguire questi casi, aiutando le vittime che devono trovare un nuovo alloggio, altre che hanno perso il lavoro a causa delle difficoltà a cui sono andate incontro. Risorsa importante è la rete di amici e familiari che può aiutare a far fronte al lungo cammino che porterà a una nuova vita, fatta di rispetto e amore, quello vero”.

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