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Caro Gramellini, il femminismo è un'altra cosa

Caro Gramellini, il femminismo è un’altra cosa

Hillary Clinton ha perso le elezioni e gli opinionisti 2.0, veloci come un lampo, si sono lanciati nella consueta sfida narcisistica a chi ce l’ha più grosso (il punto di vista). Tra loro, immancabile, Massimo Gramellini, che nel suo ‘Buongiorno’ post-presidenziali ha sviscerato la questione, spiegando ai lettori i motivi della défaillance della candidata democratica: tutto sarebbe per lui riconducibile a una questione di genere.

Che a Gramellini il mondo femminile interessi particolarmente non è una novità. Su VanityFair cura la rubrica Ricominciamo, nella quale diventa sociologo, migliore amico delle donne, psicanalista, sessuologo e consulente matrimoniale. Un luogo nel quale si accolla tutte le pene delle lettrici del quotidiano e, deciso, offre loro svariate soluzioni. Se non l’avete mai fatto, provate a leggerlo. Turba, a tratti, ma in altri momenti quasi commuove: sembra davvero convinto di essere un gran conoscitore dell’universo femminile. Il suo ego-maschio ringrazia, noi un po’ meno.

Per spiegare i motivi della vittoria di Trump su Clinton, la fa semplice: perché mai, d’altronde, un giornalista dovrebbe indagare la questione approfondendo i contenuti della campagna democratica, la strategia di comunicazione e la credibilità della candidata, i numeri, gli umori del Paese, quando può chiuderla in qualche riga e centinaia di like con un pezzo-inno ai luoghi comuni?

In breve: secondo Gramellini la democratica ha perso perché si è comportata come una donna travestita da uomo: «Optando per una sfida ‘uomo contro uomo’, ha rivaleggiato in aggressività senza però poterlo fare in cialtronaggine, l’unico settore in cui noi maschi siamo obiettivamente più dotati», ha scritto. E ha poi sottolineato: «Le signore farebbero bene a estrarre da se stesse l’unica risorsa che le renderebbe davvero invincibili presso l’elettorato di entrambi i sessi: un approccio accogliente». L’articolo ha provocato una valanga di critiche su Twitter. Tanto da costringere l’opinionista ad aggiungere al pezzo una puntualizzazione che assomiglia più a una carezza al suo stesso ego. Va bene, ha toccato un argomento tabù e il termine ‘accogliente’ è stato frainteso, ammette Gramellini. Ma almeno – gioia di zia – alle sue amiche femmine «è piaciuto». Quello che ha scritto, aggiunge, è l’articolo «più femminista che abbia mai scritto».

Uomini e donne sono diversi, e fin qui (per quanto mi riguarda) siamo d’accordo. Detto questo, vorrei puntualizzare due cose. Dire che gli uomini sono aggressivi e cialtroni per costituzione, e le donne invece amabili perché predisposte, per natura, all’accoglienza, non solo non fa di Gramellini un femminista (no, proprio no), ma frantuma d’un colpo tutto il tempo che ha trascorso a darsi arie da maschio vissuto seguendo la posta del cuore di Vanity. Le donne non sono accoglienti per costituzione, e in quanto ad abbindolamenti e aggressività (anche gratuita), se proprio vogliamo generalizzare, non c’è sesso più professionista di quello femminile. Parte della sconfitta di Hillary è quindi (molto più probabilmente) attribuibile proprio al suo tentativo di mostrarsi pura, accogliente e aperta, sprizzando falsità, retorica e truffa in ognuno dei suoi discorsi acchiappamasse.

Gramellini considera l’accoglienza l’unica risorsa che le donne hanno davanti ai ‘rivali’ uomini e basta questa distratta considerazione per rendersi conto che il primo a essere vittima del sistema culturale che dice di condannare è proprio lui. Lui che, più maschio che mai (il ‘maschio’ che descrive nel pezzo), si arroga, superbo, il diritto e l’autorevolezza di spiegare alle donne cosa fare per essere davvero tali.

E allora dai, Gramellini, scendi dal trono. Il femminismo non è una medicina, e da «donna di cuori» (come piace a te) ti dico: lascia stare.

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