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Care attrici, perché la vostra lettera contro le molestie non basta

Care attrici, perché la vostra lettera contro le molestie non basta

Da quando è scoppiato il caso Weinstein ed è stato scoperchiato il vaso di Pandora delle molestie, di cose ne sono successe parecchie e sono successe in tutto il mondo. Ma è importante sottolineare che non tutti i sistemi hanno reagito allo stesso modo.

Negli Stati Uniti, ad esempio, dopo l’ondata di sacrosante denunce, il mondo dello spettacolo sembra si stia allontanando sempre di più dalla questione, andando a paragonare fatti di comprovata gravità (Weinstein) a goffe dinamiche di approcci sessuali (Aziz Ansari). Il rischio oltreoceano è di perdere di vista il punto da cui tutto era partito e cioè la componente professionale e gerarchica.

Non è questo il momento di fare educazione sessuale (anche se molti uomini ne avrebbero un disperato bisogno) ma è necessario continuare a puntare il dito su chi, sistematicamente, utilizza il proprio potere per ricattare, prevaricare, molestare, violentare donne.

In Francia un gruppo abbastanza numeroso, capitanato da Catherine Deneuve, ha scritto e firmato un manifesto “pro-avance” che è riuscito nell’impossibile impresa non solo di dire l’ovvio, ma di dirlo anche male.

Alle francesi si potrebbe ribadire (e s’è fatto) che nessuna donna di nessun sistema si sognerebbe mai di dire agli uomini di smettere di corteggiarle.

Ben vengano le avances fatte con intelligenza ed educazione.

Nessuno ha mai chiesto di mettere fine al gioco del corteggiamento, si pretende però che si smetta di chiedere o imporre favori sessuali in cambio di opportunità professionali.

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In Italia, le cose sono andate in un modo ancora diverso.

La prima a farsi sentire, a denunciare Weinstein e a riferirsi a un altro regista italiano (senza fare nomi) è stata Asia Argento. Dopo di lei ha parlato anche Miriana Trevisan, che ha accusato Giuseppe Tornatore di averla molestata.

Il premio Oscar allora  – era lo scorso novembre – minacciò querela. Mai arrivata.

C’è stato poi il caso portato alla luce da Le Iene. Dieci donne, aspiranti attrici, hanno affermato di essere state molestate da Fausto Brizzi.

Qualcuna a volto scoperto, altre a volto coperto, davanti alle telecamere del programma hanno fatto tutte il nome del regista romano, colpevole – a detta delle ragazze – in più di un caso di una vera e propria violenza sessuale.

Come ha reagito lo star system italiano a tutto questo?

Fino a ieri non solo non c’erano stati moti di solidarietà verso le denuncianti famose (cioè Asia Argento e Miriana Trevisan), ma addirittura alcune attrici – ex collaboratrici di Brizzi – si erano sentite in dovere di difendere il regista.

È così che Nancy Brilli, Cristiana Capotondi, Lodovica Comello, Claudia Gerini, Lucia Ocone avevano preso le parti di una persona definita corretta, educata che “con loro” s’è sempre comportata da “gentiluomo”. C’era anche chi aveva bacchettato: i provini non si fanno in casa e aggiunto le denunce si fanno con le prove.

Peccato che fossero proprio le agenzie a spedire lì le ragazze e che qualcuna dai Carabinieri avesse provato ad andarci.

Ma perché torniamo sui tweet e le interviste (rilasciate dalle attrici qui sopra) di qualche mesi fa? Perché ieri è arrivata la tanto attesa lettera.

La lettera-manifesto (la trovare per intero qui) scritta e firmata da 124 donne del mondo dello spettacolo italiano che hanno deciso di far sentire la loro voce e protestare contro le molestie. Quasi.

La lettera, pubblicata ieri sera da Repubblica.it è “Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne.

Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio”.

Cinquemila battute in cui si afferma: “Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza.

Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse”.

E poi.

“Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista.

La molestia sessuale non ha niente a che fare con il gioco della seduzione. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza”.

 

Infine.

“Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo molestatore.

Noi contestiamo l’intero sistema

Analizziamone i punti principali. Il primo concetto, di cui le attrici, registe, produttrici, sfruttando la loro visibilità, si fanno portavoce è semplice: vi crediamo e vi sosteniamo.

Bello, bellissimo, giusto. Si è scelto di credere alle donne, di non zittirle, di non farle passare per matte.

Era ora. Certo però che fino a ieri non è proprio andata così.

Momento di imbarazzo.

Facciamo finta di non vederlo quel controsenso? Passiamo oltre al fatto che tra le 124 firmatarie c’è chi ha messo in dubbio la parola delle accusatrici di Fausto Brizzi appellandosi al brav’uomo?.

Passando oltre c’è un’ulteriore questione. Queste donne dove erano quando l’opinione pubblica e qualche esimio collega sparava a zero contro le uniche che avevano avuto la forza di denunciare? Come mai poi non c’è nemmeno una parola di chiaro ed esplicito sostegno a Asia Argento e Miriana Trevisan, cioè alle uniche personalità conosciute che hanno deciso di metterci la faccia? E perché non sono tra le firmatarie?

Proviamo a rispondere: perché loro i nomi li hanno fatti, loro le mani se le sono sporcate, mentre nella lettera-manifesto delle 124 si è deciso di non parlare mai di colpevoli, di “non puntare il dito contro un singolo molestatore”.

 La lettera si limita a parlare di un sistema marcio. Ora però cosa si fa per cambiarlo?

A leggere quelle parole la prima impressione è che le donne dello spettacolo ci siano dentro fino al collo in questo sistema marcio, anzi marcissimo.

Che abbiano dovuto in qualche modo prendere posizione (anche un po’ tardiva), ma abbiano deciso di non farlo fino in fondo.

Non si sono di fatto assunte nessuna responsabilità.

Forse sarebbe stato più onesto ammettere che non possono o non voglio farli quei nomi, puntarlo quel dito, alzarla quella testa.

E siamo quindi punto a capo.

Abbiamo la certezza che le cose non vanno, ma non abbiamo idea di come ci si muoverà per cambiarle. Vogliamo saperli questi nomi (che ufficiosamente circolano da un po’) e vogliamo che vengano fatti.

Magari non qui, non in questa lettera, ma d’ora in avanti, non per mandare i nominati alla gogna, non per dare il via a facili pettegolezzi, vanno fatti perché solo così si potrà uscire da una situazione fumosa e agire davvero contro chi questo marcio sistema lo cavalca da anni.

Nel muoverci contro questo apparato mostruoso che continua a mietere vittime in ogni ambiente di lavoro si deve pur partire da qualche parte, e per come si sono mosse le cose si potrebbe iniziare dal mondo del cinema.

Bene, avanti. Non vorremmo mai che certe belle azioni di forza e coraggio rimangano sogni da film.

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