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Calvizie: il grande business dei capelli che cadono

Calvizie: il grande business dei capelli che cadono

Preziosi e da non perdere: l’attaccamento ai propri capelli si fa sempre più forte nel caso in cui la chioma cominci a diradarsi. Ed è subito business. Cure, lozioni, trattamenti e interventi anticalvizie fino all’autotrapianto di capelli sono le tipiche tappe del tentativo di conservare o riavere la propria capigliatura.

Vediamo, allora, perché i capelli cadono, i fattori che velocizzano il processo, i farmaci e i rimedi estremi. Fino all’ultima spiaggia a buon mercato sempre più popolare: il turismo low cost con trapianto all inclusive.

Perché i capelli cadono (per lo più agli uomini)
Luca Zingaretti. Agf

Cosa provoca la perdita progressiva dei capelli innescando poi tutti i tentativi per arginare il fenomeno?

«La causa più frequente è l’alopecia androgenetica maschile che è una patologia a carattere genetico che si manifesta con una diversa gravità legata sia alle caratteristiche genetiche sia allo stile di vita – spiega Sandra Lorenzi, dermatologa presso l’Istituto Dermoclinico Vita Cutis a Milano e Bologna – Questa patologia può comportare un diradamento importante già in giovane età, anche attorno ai 25 anni».

Perché si perdono i capelli solo in certe aree

Non solo l’uomo è soggetto a problemi di calvizie.

«Anche altre specie animali, come scimpanzé e gorilla ne soffrono e oggi il campo è stato sgombrato da molte credenze di un tempo. – spiega Santo Raffaele Mercuri primario di Dermatologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – Per cui è accertato che la causa è nell’effetto degli ormoni androgeni a livello dei bulbi dei capelli, anche se solo sui bulbi predisposti».

Questo processo è legato all’attività di un enzima, chiamato 5-alfa reduttasi di tipo II, che trasforma il testosterone in diidrotestosterone, un processo assolutamente fisiologico, ma che in pazienti predisposti può dare il via a tutti gli eventi che poi portano alla calvizie.

«Non tutti i bulbi rispondono a tale stimolo ormonale ma prevalentemente quelli localizzati in regione frontale e al vertice del capo, motivo per cui la maggior parte delle persone interessate mantiene i capelli nella regione occipitale e temporale» precisa Mercuri.

L’ereditarietà

Vediamo come vanno le cose dal punto di vista ereditario. Che geni sono coinvolti nel fenomeno che con la presenza del diidrotestosterone nel bulbo provoca una graduale miniaturizzazione del capello con la sua conseguente e definitiva scomparsa?

«In tale processo i geni coinvolti sono prevalente presenti sul cromosoma x che la madre trasmette al figlio maschio per cui la prevalenza del problema è nel sesso maschile – spiega Mercuri – E l’ereditarietà avviene dal nonno materno al nipote, piuttosto che dal padre al figlio».

I fattori che incidono nel bene e nel male

Secondo studi recenti, lo stile di vita e anche alimentazione potrebbe aiutare i ragazzi a conservare la chioma.

«Aumentando la quota di antiossidanti che si trovano in frutta e verdura si può dare un aiuto nel ritardare la patologia: consumare frutta e verdura almeno tre volte la settimana può avere un’azione preventiva. » – dichiara Lorenzi.

Lo stile di vita riguarda anche lo stress, che favorisce, invece, la caduta dei capelli. Rispetto al passato, infatti, esistono ritmi più elevati e competitivi nell’attività lavorativa che contribuiscono a causare la caduta dei capelli (50 è il numero di capelli normale che perdiamo ogni giorno) e di conseguenza ad accelerare il progredire della problematica. Non solo. Se alla condizione genetica, oltre allo stress e al non nutrirsi correttamente, si aggiungono anche il fumo e il sole, altri due fattori riconosciuti come causa dell’aumento della caduta dei capelli, ecco che il quadro non è destinato a migliorare.

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Cos’è la miniaturizzazione del capello

Via via che il tempo passa, in chi è predisposto, i capelli cadono e ricrescono sempre più deboli fino quasi a scomparire.

«L’alopecia androgenica si caratterizza per miniaturizzazione del capello: progressivamente i capelli divengono più sottili. – aggiunge Lorenzi – Questo si traduce in una progressiva risalita verso la parte più alta del derma con progressiva trasformazione del pelo terminale (capello) in pelo del vello (peluria).»

In sostanza, come dicevamo, il capello cade, per l’azione di un ormone, il DHT, diidrotestosterone e l’alopecia si caratterizza per una caduta più veloce dei capelli che di solito vivono sette anni. Cosa succede? Tutte le volte che il capello cade, cade più velocemente, e ogni volta diventa un po’ più sottile fino a che il bulbo scompare. Come accennato, la miniaturizzazione interessa solo determinate area del vertice del capo cioè quelle sensibili al DHT e la condizione inizia dalla pubertà, quando entrano in campo gli ormoni, poi può avere un decorso lento o accelerato.

«Ogni persona ha una storia a sé» spiega Lorenzi.

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Cosa si può fare?

Correggere lo stile di vita e l’alimentazione come prima cosa. Poi ci sono i farmaci veri e propri, come il Minoxidil, per uso topico. Per via sistemica, invece, viene impiegato il Finasteride.

«Danno buoni risultati, agiscono sui capelli bloccandone la caduta. – spiega Lorenzi – Se, però, uno arriva tardi non si può favorire la ricrescita là dove i bulbi piliferi non ci sono, quindi è meglio rivolgersi subito al medico per avere una diagnosi».

Importante, infatti, è capire di che tipo di caduta si tratti. Passo successivo: fare una tricoscopia del cuoio capelluto che permette di valutare il pattern vascolare del cuoio capelluto e controllare i capelli, per vedere se c’è un inizio di miniaturizzazione.

Il farmaco che funziona (con effetto collaterale)

«Il farmaco che oggi è funziona di più per l’alopecia è la finasteride che inibendo la produzione del diidrotestosterone consente la prevenzione della miniaturizzazione e blocca la caduta dei capelli e quelli più piccoli diventano più grossi. – spiega Mercuri – Dal terzo-quarto mese di assunzione, si assiste al blocco della caduta e al miglioramento a carico del diametro del capello. Anche sei i vantaggi sono più alti degli svantaggi non tutti i pazienti rispondono bene o i risultati si rivelano poco apprezzabili. Inoltre questo faramaco va preso continuativamente per anni. L’effetto collaterale è la riduzione della libido con una percentuale 8 per cento, non colpisce tutti».

Nelle donne in età feconda, invece, l’utilizzo è vietato per prevenire malformazioni del feto.

«La cosa più importante è essere seguiti da un medico e valutare l’effetto insieme a lui – conclude Lorenzi – Non bisogna ricorrere al fai da te, ma fare controlli ogni 6 mesi, così da valutare se sospendere o cambiare terapia. Gli effetti collaterali sono reversibili alla sospensione dei farmaci».

Il trapianto non esclude i farmaci

Perché si arriva al trapianto?

«Il paziente pensa di risolvere il problema con l’autotrapianto e non prendere i farmaci. – spiega Lorenzi – Ma se trapianti i capelli della zona occipitale nelle zone diradate, bisogna comunque pensare di mantenere i capelli prossimi alle zone diradate, anche loro destinati a cadere nel tempo (fa parte della progressione dell’alopecia genetica) con l’aiuto dei farmaci che ne bloccano la caduta.»

Insomma, il trapianto è un intervento di completamento, che va aggiunto al trattamento farmacologico.

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Trapianti di ieri e di oggi

Da punto di vista terapeutico e chirurgico oggi sono stati fatti molti passi avanti, se consideriamo che un tempo gli interventi erano estremamente cruenti. «Si ruotavano ampi lenbi di cuoio capelluti che ricoprivano i lembi calvi. – spiega Mercuri – Oggi la metodica dell’autotrapianto è quella di ottenere una densità più possibile vicina a quella naturale, senza lasciare segni e in modo che i capelli trapianti appaiano il più possibile naturali. » Attualmente si può scegliere tra due metodiche differenti, ciascuno con le sue peculiarità, indicazioni, pro e contro.

Le unità follicolari

Una nozione che ha rivoluzionato l’approccio chirurgico alla calvizie è l’aver dimostrato l’esistenza delle unità follicolari, che sono delle unità anatomiche contenenti da uno a quattro capelli.

«La chirurgia non deve prendere in considerazione i capelli come entità isolate ma considerare le unità follicolari. – spiega Mercuri – Tutte le principali metodiche chirurgiche, infatti, oggi partono dalle unità follicolari e si differenziamo sulla metodica dei prelievi e sulla preparazione degli innesti. Innestare un’unità follicolare e non i singoli bulbi significa, innestare i capelli così come si trovano in Natura (unità monobulbari o con due o tre follicoli)».

Le due tecniche chirurgiche

Due gli approcci chirurgici praticati oggi: la Fut, Follicular unit trasplantation, e la Fue, Follicular unit extraction. Si tratta di tecniche chirurgiche che prevedono entrambe il prelievo dell’unità follicolare. Vediamo in cosa si caratterizzano.

«Il nodo è garantire la qualità dell’unità follicolare dal momento che da questo dipende la qualità del risultato. – spiega Mercuri – Dal punto di vista tecnico nella Fut il prelievo dalla regione posteriore del capo prevede l’esecuzione di uno streep, una porzione di tessuto a cui conseguirà una cicatrice lineare. Nella Fue si esegue con dei punch, dei bisturi circolari, prelevando un’unità follicare alla volta, con microcicatrici puntiformi come conseguenza.»

Nel caso della Fut ci si procederà con una sutura lineare, nel caso della Fue con tante micro incisioni. Entrambe le tecniche vanno bene, ma deve essere il chirurgo a valutare quella migliore caso per caso.

Cosa succede dopo il prelievo

Dopo aver prelevato le unità follicolari, che sono molto delicate, bisogna evitare il rischio che si danneggino.

«Vanno innestate subito, nell’arco di poco tempo, perché sono molto sensibili alla disidratazione e quindi vanno immerse in soluzione fisiologica. – spiega Mercuri – Le unità prelevate con la Fue sono ancora più delicate. Il chirurgo procede con l’innesto nelle aree identificate in fase preparatoria – anche qui la competenza del chirurgo è fondamentale – e poi indipendentemente dalla procedura, si procede in anestesia locale, o con una blanda sedazione, a impiantare le unità follicolari. Al termine dell’intervento il paziente può essere dimesso, ma deve essere informato dello schock loss».

Cos’è lo schock loss?

«Si tratta della caduta dei capelli appena innestati ed avviene nel giro di in 3-6 settimane. – spiega Mercuri – La ricrescita comincerà dopo 3-6 mesi. Il fenomeno dello schock loss si verifica sia utilizzando la tecnica Fut che la Fue».

Il successo del trapianto

Non è possibile stabile con sicurezza i risultati. Dipende dall’entità della calvizie, dall’età del paziente, dalla possibilità che la calvizie avanzi ancora o si sia stabilizzata e perfino dalle caratteristiche del capello, se è liscio o mosso.

«Con la Fut si possono fare anche sedute di 7 ore con un prelievo fino a 3.500 unità follicolari. – aggiunge Mercuri – Con la Fue si ottengono ottimi risultati se ci si mantiene sulle 1.000 unità. La prima è più indicata se l’area da ripopolare è più vasta. Bisogna tenere presente che la riserva nella zona occipitale è al massimo di 10-12mila bulbi e in una situazione ottimale se ne possono prelevare fino a fino a 8-9mila.»

E ancora che i capelli ricci non si prestano alla Fue, perché quando si fa il prelievo e poi l’innesto è impossibile prevedere l’orientamento del bulbo: con i capelli ricci è meglio ricorrere alla Fut.

«Fondamentale un’attenta valutazione preparatoria – aggiunge Mercuri – Con la Fut c’è una percentuale di non attecchimento inferiore al 10 per cento, con la Fue la percentuale sale al 30 per cento: la prima va bene anche su ampie aree, la seconda è consigliata per zone più limitate».

Trapianti low cost ma senza garanzie

Basta consultare le offerte on line per rendersi conto del fiorire di offerte, siti, pacchetti, tecniche e promesse per riavere i capelli in testa.

«Molti vanno all’estero, è diventato molto più popolare – dichiara Mercuri – Tanti sono disposti ad affrontare un trapianto all’estero senza molte garanzie, soprattutto in Turchia: la gente parte aderendo a richieste di duemila euro, viaggio compreso».

C’è tanta pubblicità ma non si sa bene a chi si rivolge, nelle mani di chi ci si affida.

«Quelli che tornano a farsi visitare non sono tanto soddisfatti. – aggiunge Mercuri – Una cosa è andare negli Usa, dove paghi un sacco di soldi, un’altra è farsi tentare da offerte con costi fin troppo bassi. Se uno paga poco, vale poco. E ti devi fare il segno della croce».

In Italia l’intervento è a pagamento, un prodotto che costa, ma si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico con sala operatoria, da effettuare correttamente, rispettando i criteri igienici.

«Il costo va da 7mila euro in su: con la Fut ne basta uno (ma se ne possono fare fino a tre), con la Fue ne può servire anche più di uno.»

Dato che si tratta di un intervento anche piuttosto delicato meglio, dunque, evitare centri senza garanzie. Oltre al normale buonsenso anche per un altro semplice motivo: le unità follicolari non sono infinite e vanno preservate e gestite come un capitale prezioso.

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