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'Black Panther', nel regno dei supereroi neri metafora della ...

‘Black Panther’, nel regno dei supereroi neri metafora della …

LONDRA – Un’anteprima specialissima, la presentazione europea di Black Panther: complici i lavori in corso del consueto Odeon di Leicester Square, la première si è spostata all’Hammersmith Apollo, struttura anni Trenta con un dj fantastico e un parterre di ospiti a maggioranza ‘black’, che ha sostenuto e applaudito il film e il cast schierato sul palco.

Wakanda forever’ è il motto della nazione africana che è il mondo suggestivo in cui è immerso Black Panther, il 18esimo cinefumetto della Disney con una formidabile novità: per la prima volta nella stori del cinema un blockbuster da 130 milioni di dollari ha un cast a prevalenza afro, dal regista Ryan Coogler al protagonista Chadwick Boseman, dal cattivo Michael. B. Jordan alle guerriere Lupita Nyongo’o e Danai Gurira. Il film, in sala da noi il 14 febbraio, ha già incassato il 98 per cento di recensioni positive su Rotten Tomatoes anche grazie al sottotesto politico che accompagna le avventure di T’Challa, il supereroe che è anche principe del regno di Wakanda con una coscienza politica: si affronta il dovere delle nazioni ricche di condividere con chi ha meno in termini di tecnologia e materia prima, gli effetti del colonialismo, c’è anche una scena che rimanda ai rifugiati e a Boko Haram, soprattutto ci si chiede, guardando al regno mitologico di Wakanda, cosa sarebbe potuto succedere se i popoli africani non fossero stati privati delle loro ricchezze.

 
Creato nel 1966 da Stan Lee e Jack Kirby, il personaggio è adattato per il cinema dallo stesso Ryan Coogler, già regista del notevolissimo Fruitvale Station e di Creed, entrambi con protagonista l’ottimo Michael B. Jordan a cui affida stavolta il ruolo di ‘villain’ pieno di sfumature. Coogler porta con sé anche Rachel Morrison, già direttrice della fotografia di Fruitvale Station e ora la prima candidata afroamericana all’Oscar nella sua categoria per il film Mudbound. Oltre a una schiera di personaggi femminili che rubano la scena, anche d’azione. A partire da Nakia, (Lupita Nyongo’o): è la ex fidanzata di T’Challa molto più presa dalla sua missione politica di spia sotto copertura, la sua missione è andare nel mondo e riferire al regno di Wakanda quello che sta succedendo. E poi Danai Gurira e la sua Okoye “che è il generale dell’esercito e capo delle dor malaje che è un corpo speciale una sorta di marines della nazione che si occupa della salvaguardia in particolare del trono”. E poi c’è la regina madre Angela Bassett, favolosa come sempre, e la sorellina super tecnologica Shuri (Letitia Wright) una sorta di Q alla James Bond, del resto 007 è uno dei riferimenti dichiarati del regista.

 
Sul fronte cattivi e in quota bianchi ecco Andy Serkis nel ruolo di Ulysses Klaue, un trafficante sopra le righe e con un braccio-arma letale, ma c’è anche Martin Freeman agente Cia che si rivela un prezioso alleato. Il film si apre dopo il ritorno di T’Challa in patria dopo la morte del padre T’Chaka (John Kani), assassinato in un attentato a Vienna (c’è un flashback di quanto già raccontato in (Capitan America- Civil war), ma qui deve affrontare il dilemma: vivere ancora nascosti al mondo, fingendo di essere uno stato povero o invece svelare le grandi ricchezze tecnologiche dovute al vibranium, uno straordinario metallo arrivato dallo spazio su cui è costruita Wakanda? A complicare la questione, portando alla trama elementi shakesperiani, ecco il ritorno dal passato di un cattivo con ragione che custodisce un segreto e vanta il diritto al trono.
 
Di certo i pur spettacolari momenti d’azione, una scena bondiana al casinò in Corea del Nord e un inseguimento automobilistico che coinvolge anche le due guerriere, e una battaglia finale per cielo e terra, tra astronavi, guerrieri, lance e rinoceronti, non sono il meglio del film. Quello che colpisce di più è proprio quel mondo di Wakanda che il regista e il suo team è riuscito a ricostruire partendo da elementi della cultura, del costume e delle tradizione africane e mescolandola alla tecnologia in una sorta di afrofuturismo che è l’aspetto più affascinante di Black Panther.

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