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7 sconosciuti a El Royale

7 sconosciuti a El Royale

Di norma, quando si scrive di un film, sarebbe bene avere chiaro in mente il genere a cui esso appartiene, così da indirizzare al meglio i lettori ed eventuali spettatori. Nel momento in cui ci accingiamo a scrivere questa recensione di 7 Sconosciuti a El Royale, ancora non siamo in grado di dare una definizione sensata: si tratta forse di un thriller? O meglio ancora un giallo? Qualcuno potrebbe addirittura definirlo un neo-noir. In realtà, l’unico termine che veramente possa rendere giustizia al film di Drew Goddard è “tarantiniano”. E non nella vecchia accezione del termine, pulp, ma in quanto figlio vero e proprio di quel cinema verboso, violento e dalle venature fortemente ironiche e pop che hanno caratterizzato negli ultimi due decenni i film di Quentin Tarantino.

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Una trama misteriosa e avvincente, ma dalla durata un po’ eccessiva

L’essenza derivativa di 7 sconosciuti a El Royale è evidente fin dalla trama, visto che l’idea di racchiudere personaggi molto diversi tra loro in unico luogo non è certo una novità. Soprattutto per questo motivo, ma come già detto non solo, 7 Sconosciuti a El Royale è un po’ (tanto) The Hateful Eight, anche se (molto) meno western e politico. Ricorda un po’ anche Identità di James Mangold, che a sua volta si ispirava al classico Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, anche se da queste parti non c’è un vero e proprio assassino misterioso da scoprire. Ma sono comunque ben altri e tanti i segreti nascosti da ciascun protagonista, ed è proprio in virtù di questo che non si può che essere immediatamente coinvolti da questa storia che, fin dalla prima scena, lascia intendere agli spettatori che niente di quello che vediamo è in realtà quello che sembra.

Se gli spunti sono molto interessanti e lo stesso si può dire anche dello sviluppo delle molteplici sottotrame, portate avanti da flashback e punti di vista sempre differenti, il vero problema dello script e della regia di Goddard è la gestione dei tempi e del ritmo: i suoi dialoghi e i suoi personaggi, pur di buona qualità, non raggiungo mai le vette a cui ci hanno spesso abituato produzioni simili ed è così che i 140 minuti di durata di 7 sconosciuti a El Royale risultano perfino più lunghi delle tre ore del western tarantiniano. Il che non vuol dire che il film sia noioso, affatto, ma semplicemente per molti spettatori richiederà uno sforzo maggiore di quanto si sarebbero aspettati visto il trailer così vivace. I momenti di azione, di violenza e anche i twist narrativi non mancano, ma non c’è forse quella tensione che sarebbe stato lecito aspettarsi.

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Altro che sconosciuti, un super cast a El Royale!

Il film di Goddard ha comunque molte altre frecce nel suo arco, tra cui un parterre di attori davvero eccezionale che mette insieme un premio Oscar quale Jeff Bridges, il beniamino televisivo Jon Hamm e il biondissimo Chris Hemsworth, qui in un ruolo particolarmente sexy e selvaggio, molto diverso da quello a cui ci hanno abituato i cinecomic Marvel. In più c’è il giovane e talentuoso Lewis Pullman, un volto che vedremo sempre di più sul grande schermo prossimamente, ed un paio di inaspettati camei quali Nick Offerman e Xavier Dolan.

Sul fronte femminile il nome di maggior rilievo è certamente quello di Dakota Johnson, anche lei in vesti molto differenti e ben più sanguinolente rispetto al solito (in attesa di Suspiria ovviamente), ma in questo caso a sorprendere sono le due novità rappresentate da Cailee Spaeny, un pericoloso misto di dolcezza e follia, e soprattutto dalla cantante britannica Cynthia Erivo, che dopo aver conquistato Broadway fa il grande passo verso il cinema con una naturalezza davvero sorprendente.

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Un finale soddisfacente, ma manca il tocco di genio

Pur senza anticipare nulla sulla trama e soprattutto sul finale, possiamo dire che è proprio il personaggio della Erivo a condividere con quello di Bridges non solo alcune delle scene più belle di 7 Sconosciuti a El Royale, ma anche l’arco narrativo più completo e soddisfacente. Ma d’altronde è evidente fin dall’inizio del film che, pur essendo corale nella struttura e nella concezione, 7 Sconosciuti a El Royale è comunque ideato per raccontare delle storie e dei personaggi ben precisi, e non tanto per stupire con un finale shock.

In questo senso la conclusione potrà forse sembrare ad alcuni più tradizionale e meno esplosiva del previsto, ma solo perché manca, rispetto al precedente film da regista di Drew Goddard, di quella follia citazionista e rivoluzionaria che caratterizzava il finale così horror e spiazzante di Quella casa nel bosco. O forse quel che ancora manca, più che al film ma a Goddard stesso, è quel tocco di genio proprio di quel Tarantino a cui ispira o di quel Joss Whedon che è stato il suo maestro. Per il momento, però, alla fine della nostra recensione, possiamo comunque dirci soddisfatti di aver fatto la conoscenza con questi 7 sconosciuti.

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