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20 anni di Sex and the city, 5 cose che ci ha insegnato

20 anni di Sex and the city, 5 cose che ci ha insegnato

Compie vent’anni la serie che ha contribuito a ridefinire la narrazione sessuale in tv e che ha rotto svariati tabù fra moda e romanticismo

Il 6 giugno 1998 debuttava su Hbo una serie tv destinata a rappresentare una piccola rivoluzione su ciò che si poteva raccontare in televisione e su come farlo. Tratta dal romanzo di Candace Bushnell, Sex and the city ha portato sul piccolo schermo un racconto spassionato di donne che si relazionano con gli uomini e con il sesso, in realtà cercando di trovare un modo di relazionarsi col mondo. Con sei stagioni e due film (questi ultimi per certi versi meno memorabili), questo telefilm – all’epoca si chiamavano ancora così – ha fuso romanticismo, sessualità e moda (rendendo mainstream le scarpe di Manolo Blahnik, ad esempio) in un ritratto assolutamente inedito del mondo femminile.

Oggi molti osservatori, soprattutto alcune femministe, criticano la serie per la sua mancanza di diversità, il suo materialismo a volte troppo spinto e anche per un certo spiccato irrealismo (una giornalista che si mantiene con una sola rubrica settimanale è in effetti fantascienza). Ma la protagonista Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker), e le sue amiche Samantha, Miranda e Charlotte, fasciate nei loro stravaganti abiti, spesso ubriache di Cosmopolitan e sempre intente a chiacchierare, hanno costituito un vero e proprio fenomeno di costume, per non parlare del loro contributo nella narrazione del sesso. E qualcosa ci hanno anche insegnato.

1. Non c’è libertà senza sesso

Vedere quattro donne che parlano di sesso in termini piuttosto espliciti è stata già una piccola rivoluzione, ma che lo facessero non concentrando l’attenzione sul piacere del maschio ma sul proprio ha rappresentato una svolta epocale.

Sex and the city dimostrò agli spettatori, e in particolare alle spettatrici, che la sessualità femminile ha bisogno di essere appagata, rappresentata ed esplorata esattamente come quella maschile. E di più: ognuna ha il diritto di provare piacere come e quando vuole (nel rispetto dell’altro, ovviamente).

In un momento storico in cui ancora oggi le donne vengono giudicate per i loro comportamenti sessuali, anche se maschi che si comportano in modo esattamente omologo vengono invece esaltati, le protagoniste della serie sono un esempio di sfrontata e impenitente liberazione. Prendete soprattutto Samantha Jones (Kim Cattrall), la più disinibita delle quattro: “Non mi farò giudicare da te o dalla società. Vestirò come voglio e succhierò chi voglio finché potrò respirare… e inginocchiarmi“, ha detto una volta. Severa ma giusta.

2. Le dimensioni contano

Può sembrare anche questa una sciocchezza ma Sex and the city ha voluto mettere in prospettiva tutte le caratteristiche della sessualità dominante. Per farlo l’oggetto della più scrupolosa analisi dovevano per forza di cose essere gli uomini. Dunque c’erano quelli aiutanti e quelli timidi, quelli con problemi di impotenza e quelli irrefrenabili, quelli a cui piaceva sperimentare esperienze anali e quelli che invece non sapevano muoversi da una più classica missionaria. E poi ovviamente c’erano quelli col micropene e quelli invece con dimensioni decisamente inaffrontabili.

Le dimensioni dunque contano ma non sono solo un mero parametro di giudizio superficiale, sono invece un esempio di come si possa vivisezionare il corpo e la sessualità per renderli uno strumento di potere sociale. Se le donne sono giudicate e costrette a certi canoni fin dall’alba dei tempi, Sex and the city inverte la tendenza e fa sì che siano i maschi a diventare una specie di preda nella grande giungla erotica che è New York. Alla fine vincono i sentimenti, sia chiaro, ma nel frattempo è bene divertirsi con chi ha gli attributi giusti.

3. I tabù son fatti per essere infranti

Ci sono pochi argomenti che Sex and the city non abbia esplorato, spesso per la prima volta sul piccolo schermo: dalla masturbazione femminile all’uso di sex toys, dall’ansia da prestazione al poliamore, dai rapporti a tre fino al gusto di alcuni umori corporali, dai feticismi ai sex tape e alle swing. Ma non ha fatto vedere solo la parte ludica del sesso: occupandosi di infezioni veneree, infertilità, impotenza, cancro al seno e ai testicoli e perfino di malattie come la vulvodinia, ha fornito a milioni di telespettatori qualche accenno di educazione sessuale.

Fino all’arrivo di questa serie, in altre parole, il sesso in televisione era un enorme tabù di per sé. Era esplicito in alcune scene in particolari generi come il thriller oppure appena accennato nelle commedie romantiche. Ci è voluta questa dramedy – nata quando ancora la parola dramedy forse non esisteva – per infrangere il non detto più grande: che le donne possono provare piacere fine a se stesso. E per far capire che parlare di sesso in tv può essere utile, provocatorio ma soprattutto divertente.

4. Gli uomini non ti definiscono

Finora abbiamo parlato di sesso, ma Sex and the city è molto altro, in effetti. È costruito soprattutto sulle vicende amorose di quattro donne che navigano a vista nel mare magnum degli appuntamenti romantici newyorchesi. Al centro di tutto ci sono Carrie e il suo tira e molla infinito con lo sfuggente Mr Big (anche qui c’è ancora chi tifa per il povero Aiden). La perfettina Charlotte (Kristin Davis) passa dal matrimonio tutto apparenza con il ricco ma impotente Trey a quello col più verace Harry. L’indipendente Miranda alla fine si arrende al suo spasimante Steve, dopo che hanno un figlio e si trasferiscono a Brooklyn. Infine Samantha ha mille avventure, affronta un cancro al seno e si trova un toy boy modello di nome Smith, che in fondo le vuole bene davvero.

Tutte queste donne passano da un uomo all’altro, coltivando in modo più o meno intenso il sogno del principe azzurro. Sebbene il coronamento romantico sia uno degli obiettivi della loro vita, non sono quasi mai gli uomini a definirle, anzi il problema è che faticano per molto tempo a trovare un uomo che le voglia esattamente come sono. D’altronde, come scrive Carrie Bradshaw, “la più emozionante, stimolante e significativa relazioni di tutte ce l’hai con te stessa“.

5. L’amicizia è tutto (almeno per fiction)

Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte passano quasi un centinaio di episodi, per non parlare di due interi film, a vivere in un microcosmo composto quasi esclusivamente da loro stesse. Fanno colazione assieme, si trovano all’orario dell’aperitivo, testano nuovi locali, fanno shopping: tutti momenti in cui si trovano loro quattro a sparlare del mondo che le mette alla prova. Un côté un po’ frivolo e sicuramente funzionale alla costruzione narrativa dei singoli episodi, ma anche significativo per quanto riguarda il valore dell’amicizia, unico salvagente in una vita di alti e bassi.

“Magari possiamo essere l’anima gemella l’una delle altre. E lasciare che gli uomini siano solo questi meravigliosi ragazzi con cui ci divertiamo“, dichiara Charlotte a un certo punto. E lasciamo perdere che questo per le protagoniste fosse vero solo sul set (l’attrice Kim Cattrall ha recentemente dichiarato di aver sofferto molto per i rapporti tesi e compromessi con le sue colleghe durante le riprese), in generale possiamo portare a casa l’insegnamento che da soli è più difficile far tutto. Di sicuro è più difficile infrangere i tabù, spiegare che il sesso non è demoniaco e che stare insieme, anche a letto, è la cosa più pura e divertente che c’è.

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